Da molti anni, Il Manifesto si fa veicolo della riabilitazione di un vasto segmento della produzione cinematografica italiana, quello che – anche tenendo conto delle sue differenziazioni interne – si suole definire trash. Protagonista di questa operazione è un noto critico cinematografico ed autore televisivo, Marco Giusti. Già inventore, con Enrico Ghezzi, di Blob, Giusti ha poi realizzato per proprio conto Stracult, programma di Raidue che da anni celebra il cosiddetto “cinema che spacca”.
Giusti è uno scrittore prolifico, così non è raro, per i lettori del quotidiano comunista, imbattersi in una recensione come quella che egli dedica all’ultimo cinepanettone firmato da Neri Parenti, di cui riportiamo un brano: “Dopo le inutili ospitate da Bruno Vespa, la mancanza dei consueti sceneggiatori, Brizzi e Martani, la pesante cacciata dal set della superfiga Belen Rodriguez (oscurava la Hunziker?), temevamo il peggio, la commedia perbenista, le sitcom modello Mediaset. Invece già dalle prime sequenze (…) arrivano Michelle Hunziker, che si confronta con i piselli di un gruppo di spogliarellisti per il suo addio al celibato, poi GianMarco Tognazzi con il parrucchino pesantissimo (…) che viene apostrofato da Alessandro Gassman come ‘il solito figaless’, cioè senza figa (…) quindi Christian, scatenatissimo, che porta in giro una vecchia americana ricca e si permette battute del tipo ‘Quando gli stringo le zinne le esce il latte in polvere’”1.














