Una visione Differente

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La dolce vita

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Dal potente e rigoroso affresco dell’Italia odierna di L’ORA DI RELIGIONE, con un volo pindarico all’indietro arriviamo all’affresco per eccellenza: quello che il sommo regista Federico Fellini dipinse – cinematograficamente parlando – con LA DOLCE VITA (1960).
E’ molto difficile parlare di questo film senza dire qualcosa che sia già stato rilevato, analizzato e raccontato in questi quarant’anni. C’è anche chi lo ritiene l’ultimo film importante di Fellini, accusando le sue opere posteriori (da OTTO E MEZZO in poi) di eccessivo soggettivismo. LA DOLCE VITA all’epoca suscitò un vespaio, come racconta Germi in una sequenza chiave di DIVORZIO ALL’ITALIANA.
Alla prima del film ci fu chi addirittura sputò in faccia a Fellini, reo di essere un <<comunista>> che raccontava un’Italia <<depravata>>. Del resto si tratta del destino degli anticipatori. Ma il film vinse la palma d’oro a Cannes e divenne presto un simbolo della società italiana di quegli anni . Il titolo, e il termine “paparazzo” (che deriva dal cognome di un personaggio) sono ancora usati nel linguaggio corrente.

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Il pranzo della domenica

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E' uscito da poco in dvd, per il noleggio, IL PRANZO DELLA DOMENICA. Se due anni fa mi avessero detto che un giorno avrei recensito positivamente un film dei fratelli Vanzina in una mia rubrica, probabilmente avrei chiesto ai miei di diseredarmi! Non che Carlo ed Enrico, i figli del grande Steno (Stefano Vanzina), siano del tutto privi di talento. Il fatto è che negli ultimi venti anni lo hanno sprecato scrivendo e girando film perlopiù insulsi, indegni della grande tradizione della commedia all'italiana (tranne alcune eccezioni: per esempio SAPORE DI MARE, il loro film del 1983, si lasciava guardare volentieri). Ma negli ultimi tempi i Vanzina brothers, finalmente, sembrano aver cambiato rotta. Hanno lasciato a Neri Parenti il compito di girare le scempiaggini di fine anno (vedi NATALE IN INDIA) e, in pochi mesi, hanno messo a segno una doppietta degna del miglior Vieri. Hanno fatto il primo goal sfornando LA MANDRAKATA, un ottimo sequel di FEBBRE DA CAVALLO, la divertente pellicola che il loro indimenticato papà girò nel '76, e che negli anni è diventato un vero e proprio cult movie con tanto di fans club e sito Internet.

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C'eravamo tanto amati

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Nel film dei fratelli Vanzina IL PRANZO DELLA DOMENICA, che ho recensito, c’è un esplicito omaggio al professore di sinistra, cinefilo e ribelle, interpretato da Stefano Satta Flores in C’ERAVAMO TANTO AMATI di Ettore Scola, uno dei capolavori del regista irpino, risalente al 1974. Quale destro migliore per inserire fra le attrazioni di questo luna park tutto italiano, un film che ha fatto storia, e che ebbe al contempo premi, apprezzamenti da parte della critica ed un grande successo di pubblico?

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La rivincita di Natale

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Sono trascorsi circa quindici anni da quella notte di Natale in cui Franco (Diego Abatantuono), allora gestore di un cinema, perse duecentocinquanta milioni in una partita a poker durante la quale fu tradito dal suo ex migliore amico, Ugo (Gianni Cavina), che si era rivolto ad un professionista, l'avvocato Santelia (Carlo Delle Piane), allo scopo di gabbare Franco e rimettere in sesto le proprie finanze con la percentuale sulla vincita concordata con l'avvocato. A quella partita avevano partecipato anche Lele (Alessandro Haber), un nevrotico giornalista cinematografico, e Stefano (George Eastman), a quell'epoca proprietario di una palestra. In questi anni Franco ha saputo ribaltare la sorte, ed ora è un ricco proprietario di vari cinema, fra cui un multisala, ma il ricordo del tradimento ricevuto in quella maledetta partita continua ad ossessionarlo...

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Regalo di Natale

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Lo so, l’accostamento è scontato, ma dovuto: LA RIVINCITA DI NATALE, recensito nell’ultimo giro della GIOSTRA, non può non essere abbinato ad un cult come REGALO DI NATALE, il film che consolidò il successo di Pupi Avati nel 1986. Il regista bolognese aveva disseminato lungo gli anni settanta un pugno di film bizzarri e originali fin dai titoli: LA MAZURKA DEL BARONE, DELLA SANTA E DEL FICO FIORONE, oppure LA CASA DELLE FINESTRE CHE RIDONO e si era imposto successivamente con UNA GITA SCOLASTICA, nel 1983, rilanciando fra l’altro un vero attore come Carlo Delle Piane, che qualcuno ricorderà ragazzo in GUARDIE E LADRI o nelle vesti dell’amico di Alberto Sordi in UN AMERICANO A ROMA di Steno. Con REGALO DI NATALE Avati mette a fuoco il suo lucido pessimismo e la sua capacità di scrivere e dirigere da solo un film che ha, fra i suoi tanti meriti, quello di fregiarsi di un gruppo di grandi attori – da Abatantuono ad Haber, da Gianni Cavina al già citato Carlo Delle Piane.

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"Il cinema sostituisce ai nostri sguardi
un mondo che si accorda coi nostri desideri."

Andrè Bazin