"Belle Toujours-Bella sempre" è basato su una sceneggiatura originale di de Oliveira, e si tratta di un omaggio a Luis Buñuel e Jean-Claude Carrière, prodotto da Miguel Caldhile (Filbox Produçoes) e Serge Lalou (Les Film d'Ici). Un lavoro che è stato completato nel mese di maggio 2006, e per la presentazione del quale il Maestro portoghese ha voluto ancora una volta deliziare Venezia. Il film si avvale della deliziosa fotografia di Sabine Lancelin, che mette in risalto sia i grandi spazi (come le splendide vedute di Parigi, diurne e notturne), sia i piccoli spazi (non solo d'interni, ma anche quelli relativi all'interiorità dei due protagonisti).
Il film è inusualmente breve, settantadue minuti, ma è uno dei più belli del Maestro portoghese.
Leggiamo insieme le parole stesse del grande cineasta su questa sua ultima creatura: "Ho preso due strani personaggi del film Bella di giorno, e li ho riportati in vita 38 anni dopo ed ho fatto in modo che fossero legati da un misterioso segreto conosciuto solo dal personaggio maschile, ma che il personaggio femminile desidera conoscere a tutti i costi. Dopo tanti anni, i due s'incontrano di nuovo. Lei cerca di evitarlo ma lui la segue, la pedina e alla fine riesce ad attirare la sua attenzione dicendole che è pronto a rivelarle il segreto che solo lui conosce. Decidono di incontrarsi per cena e lei accetta solo perché è certa che in quell'occasione lui le racconterà tutto. Nel corso di tutta la serata la donna, oggi vedova, attende trepidante la grande rivelazione su quello che l'uomo che ha davanti avrebbe detto a suo marito. Per tutta la cena, l'atmosfera sarà più che tesa e la serata si concluderà in maniera drammatica per la donna, perché si accorgerà che l'uomo non ha alcuna intenzione di raccontarle ciò che lei desidera sapere. Lui invece sarà più che soddisfatto del suo sadismo e della sua particolare forma di vendetta nei confronti di quella donna che ha sempre desiderato, ma che non ha mai posseduto".
Per la biografia del regista rimando alla lettura del mio articolo dell'8 giugno scorso, in occasione dell'uscita sui grandi schermi di "Specchio magico" (presentato sempre a Venezia, nel 2005).
In quell'occasione, avevo scritto: "Da quando collaboro con questo sito, cioè da poco più di cinque anni, è la terza volta che mi occupo di un suo nuovo film. Non l'avrei mai creduto possibile, quando la prima volta mi accingevo a scrivere dell'opera di un regista già ultranovantenne! Leviamoci il cappello dinanzi ad una mente tra le più vivaci ed originali del cinema europeo, a dispetto di un'età che gli farebbe perdonare qualsiasi cedimento, quantitativo o qualitativo che fosse. E invece no, siamo ancora qui a parlare di un suo film, libero, creativo, complesso, pieno di vita. (...) Incredibile la prolificità di questo autore che dimostra tutta la sua giovinezza creativa. Cosa resta da dire? Magari gli facciamo tutti insieme gli auguri perché faccia un altro film e che festeggi l'evento a Venezia a 100 anni d’età! Chissà, con de Oliveira... mai dire mai!".
Deliziosa la prova di Michel Piccoli, uno degli attori preferiti da de Oliveira. L'attore francese può vantare nella sua cinquantennale carriera molti premi ma, soprattutto, la soddisfazione di aver lavorato con tantissimi grandi registi: dallo stesso de Oliveira a Luis Buñuel, da Louis Malle a Jean-Luc Godard, da Bertrand Tavernier a Claude Sautet, da Jacques Rivette ad Alain Resnais, e via discorrendo. Piccoli, di chiare origini italiane, ha lavorato spesso e proficuamente in Italia; ricordiamo, solo per fare alcuni esempi: "Oltre la porta" di Liliana Cavani, "Il mondo nuovo" di Ettore Scola, "Giallo napoletano" di Sergio Corrucci, "La grande abbuffata" e "Dillinger è morto" di Marco Ferreri.
In conclusione, si tratta di un film da andare a vedere. Se in quest'ultimo decennio de Oliveira aveva colpito per l'inatteso aumento della sua produzione (a dispetto dell'età), stavolta colpisce ancor di più per l'elevata qualità del film, che è uno dei suoi migliori in assoluto; la qual cosa, detta in relazione ad una filmografia così lunga ed importante, non è affermazione di poco conto.














