Una visione Differente

Cantando dietro i paraventi

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Già il 30 agosto 2002 vi avevo parlato di “Cantando dietro i paraventi”, il nuovo film di Ermanno Olmi, attesissimo dopo il trionfo de “Il mestiere delle armi”. Dopo oltre un anno siamo arrivati finalmente all’uscita della pellicola.
“Cantando dietro i paraventi” è una coproduzione di CinemaUndici e Rai Cinema (Italia), Lakeshore Entertainment SBS (Gran Bretagna), Pierre Grise Productions (Francia), in collaborazione con Sky, con il sostegno di Eurimages e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. La distribuzione Internazionale è della Lakeshore International; quella italiana è della Mikado Film e della 01Distribution. Prima di parlare del film, tracciamo una scheda del cast, cominciando da quello tecnico, per poi arrivare a quello attoriale. Regia, soggetto e sceneggiatura di Ermanno Olmi; musiche originali di Han Yong; montaggio di Paolo Cottignola; fotografia diretta da Fabio Olmi. La scenografia è firmata da Luigi Marchione, mentre i costumi sono di Francesca Sartori. L’aiuto regista è Gaia Gorrini. Veniamo ai personaggi ed agli interpreti: Bud Spencer è il vecchio capitano, Jun Ichikawa è la vedova Ching, Sally Ming Zeo Ni interpreta la “confidente”, mentre Camillo Grassi è il nostromo. L’Ammiraglio Ching è interpretato da Makoto Kobayashi, mentre il volto del Supremo Ammiraglio Kwo Lang è quello di Xiang Yang Li. Guang Wen Li è il dignitario imperiale, mentre Ruohao Chen interpreta l’emissario imperiale. Tra gli altri attori, spiccano: Davide Dragonetti, Alberto Capone, Carlene Ko e Sultan Temir Omarov.
Veniamo ora al film. Lo stesso maestro Olmi gradisce che se ne parli dopo aver ricordato una citazione di Italo Calvino: “…la guerra durerà fino alla fine dei secoli e nessuno vincerà o perderà, resteremo fermi gli uni di fronte agli altri per sempre. E senza gli uni, gli altri non sarebbero nulla e ormai, sia noi che loro, abbiamo dimenticato perché combattiamo”.
Il racconto del film si riferisce a documenti conservati negli Archivi di Pechino, intitolati “Memorie concernenti il Sud delle Montagne Meihiling”, ed anche all’opera che il poeta cinese Yuentsze Yunglun dedicò alla Piratessa Ching nel 1830. Qua e là si trovano altre citazioni, tranquillamente ammesse dal grande maestro del cinema italiano, che si rifanno a vecchie opere sui pirati in Asia (il più delle volte di autori rimasti anonimi) quali: “History of the Pirates Who infested the China Sea” e “Pirates Own Book”, ma anche relative alle memorie romanzate dell’ufficiale di bordo Richard Glasspoole in “Narrative of the capture and treatment amongst the Ladrones”. Tuttavia, pur prendendo spunto da queste documentazioni storico-narrative, Olmi ha abilmente manipolato e liberamente interpretato fatti e personaggi svincolandoli dal rigore del documento, fino a trasformarli in favola allegorica.
Vediamo insieme la sinossi del film, alla cui proiezione in anteprima per la stampa siamo stati invitati dalla Mikado.
Un giovane ed ingenuo studente occidentale, a causa di un fraintendimento di indirizzo, viene condotto presso un malfamato locale, per clientela propensa a forti emozioni, per non dire altro. Basta varcare la soglia del portoncino illuminato da una lanterna cinese, che realtà e magia del locale si confondono fino all’abbandono e al sogno. Un attore, nelle vesti di un vecchio capitano di marina, si presenta sul palcoscenico, che riproduce la tolda di una giunca cinese, per narrare la storia di una celebre donna pirata: la vedova Ching. Il marito di costei fu Ammiraglio di una potente flotta piratesca, armata da una Società di Anonimi Azionisti, che ne ricavavano tanta ricchezza. I Generali dell’Imperatore, per debellare il flagello della diffusa ladroneria, offrirono all’Ammiraglio Ching il perdono imperiale nominandolo Capo Supremo dei Reali Corsari in cambio della sua sottomissione al Governo. Ma a causa di grossi interessi in gioco, la “conversione” dell’Ammiraglio Ching viene punita dagli Azionisti offesi attraverso una carpa avvelenata che lo toglie di mezzo. La Vedova, sconvolta dal doppio tradimento, giura vendetta e convince le sue ciurme a rifiutare qualsiasi altra offerta e dedicarsi in proprio ad abbordaggi e saccheggi. Tale è la sua spregiudicatezza che assalta persino le navi commerciali sotto protezione imperiale! Alla morte del vecchissimo Imperatore, il Governo dei Generali ordina al Supremo Ammiraglio Kwo-Lang di affrontare la flotta pirata e di eliminare l’oltraggiosa piratesca; ma in un furente scontro notturno in mare, la Vedova Ching sconfigge gli Imperiali e il vecchio Ammiraglio Kwo-Lang –per la vergogna- si toglie la vita. Il supremo Comando viene allora affidato al Principe Imperiale Think-Wei, che dispone di armare una nuova flotta ancora più numerosa e più potente. Dopo tante scorrerie, mentre le giunche corsare della vedova Ching sono alla fonda in una quieta e accogliente baia, vengono circondate da così gran numero di navi da guerra imperiali, “...che l’orizzonte non bastava a contenerle tutte...”. Ormai, per la Ching ed i suoi pirati, la fine è segnata; ma anziché dare inizio allo scontro, la flotta guidata dal nuovo Capo Supremo, il Principe Imperiale Think-Wei, rimane in attesa, in una prolungata, inspiegabile sospensione. Le ciurme, il Vecchio Capitano, la Vedova Ching tutti sono consapevoli della difficile situazione e già si rassegnano a una tragica conclusione. Ma ecco che un evento insolito e del tutto inatteso sconvolge la lenta agonia dell’attesa. Fruscianti, colorati e lievi aquiloni di carta calano dal cielo e ondeggianti si lasciano catturare dal sartiame delle alberature o si posano delicati come uccelli sulle tolde delle giunche corsare, tra lo stupore delle ciurme. Osservando da vicino quelle ali colorate, si scoprono lettere e parole: scritti di sapienza antica, che hanno reconditi significati. La vedova Ching fa raccogliere tutti gli aquiloni che, disposti nel giusto ordine, frase dopo frase compongono l’antica favola del Drago e la Farfalla. Hu-Die fuggita al Giardino Celeste: una chiara metafora del rapporto tra Lei e il Divino Imperatore. Ravveduta e bellissima, la “farfalla” si consegna al Giovane Figlio del Cielo che le concede il perdono. Chiudendo proprio con le parole del poeta cinese Yuentsze Yunglun, cui Olmi si rifà, “...Da quel momento, i fiumi e i quattro mari furono sicure e liete strade; i contadini vendettero le loro spade e comprarono buoi per arare i campi, mentre le voci delle donne rallegravano il giorno cantando dietro i paraventi...”.
Ripercorrendo la filmografia di Ermanno Olmi (che aggiungerò, a completezza di informazione, in fondo all’articolo) non è la prima volta che si resta spiazzati. Dalle campagne bergamasche ai pirati in Asia, dal Medio-Evo ai giorni nostri passando per una favola ottocentesca come quest’ultima fatica del regista. Una favola. Già, perché, in fondo, si tratta di una favola. E lo stesso Olmi ci dice che bisogna credere nelle favole. Le favole hanno sempre accompagnato la storia dei popoli, hanno dato voce al pensiero dei semplici. Ci sono più verità nelle favole che in tante cronache dettagliate dei fatti o nei giudizi approfonditi degli esperti. Le favole aiutano tutti a capire: anche i più sprovveduti. Molto meglio di certe dotte spiegazioni. Nelle favole, tutto è dichiarato e ciascuno di coloro che agiscono è riconoscibile per quel che è. Ci sono i buoni ed i cattivi. I buoni non vengono mai considerati degli ingenui sempliciotti, né tanto meno vengono etichettati con l’orribile neologismo che è il “buonismo”. I cattivi molto spesso si redimono e i più malvagi vengono puntualmente castigati. Nelle favole la giustizia trionfa sempre. Come l’amore. Le favole sono i sogni dell’infanzia che affronta il mondo e già si immagina nel futuro. Ma sono anche i sogni degli adulti per far sopravvivere la speranza. In effetti, proprio Olmi ci dice: “Nei momenti difficili, quando avanza il buio della notte o dei cattivi presagi, non dimentichiamoci delle favole: aiutano a sconfiggere le ombre della paura e dare fiducia nell’attesa del mattino che verrà”.
Neanche a dirlo, lo script e la regia di Ermanno Olmi sono impeccabili. Scommetterei personalmente su qualche premio (ad esempio, David di Donatello) per le scenografie di Luigi Marchione e per i costumi di Francesca Sartori. Le musiche originali di Han Yong sono talmente ben legate alle immagini da sembrare che i due tronconi (visivo e sonoro) siano nati e cresciuti insieme, ed è possibile che l’accorto Olmi - che non lascia mai nulla al caso - abbia fatto in modo che così fosse. Non facile, per quantità e tipologia del materiale girato, il montaggio di Paolo Cottignola, condotto senza sbavature. Nulla da eccepire circa l’efficace fotografia di Fabio Olmi; però mi si permetta, pur congratulandomi con Olmi jr., un piccolo moto di fastidio su figli e parenti d’arte che riempiono la quasi interezza del naturale ricambio generazionale in campo cinematografico. In pochi giorni ho assistito a due presentazioni cinematografiche. Qui mi sono imbattuto in Olmi sr. ed Olmi jr., mentre nell’altra occasione (il film d’animazione “Il cane e il generale”) ho trovato - al fianco della sceneggiatura del grande Tonino Guerra - le musiche originali di Andrea Guerra. I “vecchi” Olmi e Guerra sono di indiscutibile elevatissimo valore internazionale ed i loro figli sono certamente molto ben formati. Resta, però, il dato di fatto che i titoli di testa e di coda di un film o di una fiction tv contengono tanti di quei nomi di figli d’arte da farci chiedere quali possibilità abbiano di lavorare i giovani autori, attori, tecnici, etc., che meriterebbero di vedere realizzate le proprie legittime aspettative, dopo aver studiato e fatto sacrifici.
Un’annotazione. Quello di Ermanno Olmi con Bud Spencer ha il sapore di un miracolo. Non so quanti avrebbero scommesso su Carlo Pedersoli (questo il vero nome dell’attore, ex “socio” cinematografico di Terence Hill) co-protagonista di un film di Olmi; e la cosa ha funzionato! Mi vengono in mente altre scommesse riuscite, come quelle relative a Diego Abatantuono (grazie a Pupi Avati prima, ed a Gabriele Salvatores poi) e di Carlo Delle Piane (sempre ad opera di Avati).
Come anticipato, riporto la filmografia completa di Ermanno Olmi (eccezion fatta per documentari e cortometraggi, realizzati soprattutto ad inizio carriera): “Il tempo si è fermato” (1959), “Il posto” (1961), “I fidanzati” (1963), “E venne un uomo” (1964), “La cotta” (1967), “Un certo giorno” (1968), “I recuperanti” (1969), “La circostanza” (1974), “L’albero degli zoccoli” (1978 - Palma d’Oro al Festival di Cannes), “Camminacammina” (1983), “Lunga vita alla signora” (1987 - Leone d’Argento al Festival di Venezia), “La leggenda del santo bevitore” (1988), “Lungo il fiume” (1991), “Il segreto del bosco vecchio” (1993), “Genesi. La creazione e il diluvio” (1994), “Il mestiere delle armi” (2001). Da ricordare anche le regie liriche curate - tra il 1983 ed il 1997 - di opere di Giuseppe Verdi, Gaetano Donizetti, Giacomo Puccini, Vincenzo Bellini, Leos Janacek.
Colgo l’occasione per salutare tutti i nostri lettori. Rimanete con noi, in questo sito che dimostra quanto sia vincente l’idea della premiata ditta Luccarelli & Nuzzo, grazie anche all’apporto dei più recenti collaboratori, tra cui spiccano Valeria Fiordimare e Vincenzo Manna. Dal mio esordio in questo sito (aprile 2001) ho già raggiunto il traguardo dei 50 articoli, e lo voglio festeggiare con voi, insieme con i dieci anni dalla mia prima pubblicazione editoriale ed i cento articoli scritti per periodici cartacei venduti nelle principali librerie (Feltrinelli, Rinascita, Rizzoli, etc.) e presenti nelle “Sale Periodici” di biblioteche pubbliche e private. Pensate se mi avessero pagato, quanti soldi avrei fatto! Ma non esistono solo i soldi, ci sono anche le passioni: quelle per il cinema, per la letteratura, per la cultura, che ci accomunano tutti qui. Non sempre e solo per soldi, per successo, per individualismo, per carrierismo, per egoismo! Grazie Alberto e Gianluigi per queste cinquanta occasioni. Grazie a coloro che in tutto questo tempo mi hanno scritto per i motivi più svariati (ricordo una ragazza che mi ha inviato il curriculum e che ho aiutato a trovare lavoro! Anche queste sono soddisfazioni). Un saluto a tutti.

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"Il cinema sostituisce ai nostri sguardi
un mondo che si accorda coi nostri desideri."

Andrè Bazin