Una visione Differente

Cento passi da gigante

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Capita che, un venerdì sera come tanti altri, un odioso mal di testa ti impedisca di andare al discopub con gli amici. Ma raramente capita che, alcune ore dopo, tu ti sorprenda a benedire quel mal di testa solo perché ti ha permesso di restartene a casa a guardare la tv! E allora, quando questo avviene, è il caso di sottolinearlo.
Oggi, venerdì 21 Marzo 2003, la televisione italiana ed il cinema, per una volta, si sono uniti ed hanno contrastato il grandefratellismo dilagante. Infatti, Raitre ha trasmesso, in prima serata!, l'ormai famoso film di Marco Tullio Giordana I CENTO PASSI, facendolo seguire - e qui dalla rarità sconfiniamo nell'unicità - da uno speciale incentrato sulla figura di Peppino Impastato.
Il film è ambientato principalmente nella Sicilia (Cinisi) degli anni '70. Peppino Impastato è il figlio di un affiliato del sempre più potente boss Tano Badalamenti, ma si ribella all'omertà e all'autorità paterne, rifiuta di compiere i cento passi che separano la sua abitazione da quella del boss, e fonda una radio libera (radio aut) che usa come antidoto contro la criminalità organizzata ed il terrore che essa incute nella popolazione due armi da sempre invise agli assassini: l'informazione e l'ironia (c'è da scommetere che, se Hitler realmente vide IL GRANDE DITTATORE di Chaplin, non rise affatto!). L'attività di Impastato si fa sempre più scomoda e si conclude con un assassinio camuffato da suicidio che avviene proprio quel 9 Maggio 1978 in cui tutta l'Italia è distratta dal ritrovamento del cadavere di Aldo Moro, ucciso dalle brigate rosse.
Il film è tratto da una storia vera, sia Impastato che Badalamenti sono esistiti, la vicenda è reale. Si tratta di una storia di ribellione sociale e passione civile che si conclude in modo tragicamente vergognoso, proprio come accadeva nel precedente film di Giordana: PASOLINI UN DELITTO ITALIANO. Ma se l'opera sull'auotore di RAGAZZI DI VITA scontava delle imperfezioni sul piano cinematografico, I CENTO PASSI è invece un ottimo film, basato su una sceneggiatura coinvolgente premiata a Venezia, una regia solida e una grande prova d'attore di Luigi Lo Cascio. Il film sa coniugare impegno e spettacolo, senza che il secondo infici il primo.
E, capirete, il fatto che il degradato parallelepipedo abbia mandato in onda un film del genere in prima serata, meritava uno speciale; tanto più che l'atto di sensibilizzazione della rai coincide con una guerra che - condivisa o meno - deve farci pensare almeno un po'.
Ricordo che il grandissimo e compianto Marco Ferreri, in un'intervista rilasciata a Pappi Corsicato (il regista de I BUCHI NERI) affermò di aver sempre e solo parlato <<delle tette, della figa e del culo>>, perché riteneva che quella fosse la vera funzione del cinema. Certo, Ferreri aveva ragione: il vero cinema dovrebbe occuparsi sempre dell'assoluto con la a maiuscola e mai del relativo. Ma a volte il cinema deve fare ciò che la televisione e gli altri media non fanno, e Giordana lo ha fatto in un modo esemplare che certamente non sarà dispiaciuto a Francesco Rosi, regista esplicitamente citato nel film.
Il mal di testa mi è passato, debellato dal pensiero di quante altre cose del genere potrebbe fare la telvisione se aiutasse il cinema di qualità. Fra il trash di Sanremo e questa prima serata cinefilo-giornalistica c'è un abisso, una distanza enorme che non misura cento passi normali, bensì giganteschi.

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"Il cinema sostituisce ai nostri sguardi
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Andrè Bazin