Molto brevemente, la storia del film. Un giovane, ma già affermato, professore dell'Università di Bologna si trova al centro di una difficile indagine. Abbandona tutto ed approda sulle rive tranquille del Po dove scopre un vecchio rudere e se ne appropria. Intorno a questa nuova dimora si intrecciano storie di amicizia, di vita quotidiana e d'amore tra il professore e gli abitanti del posto. In una sorta di intesa spontanea con l'istante in cui si vivono tutte le possibili realtà.
Grazie all'Ufficio Stampa Mikado, abbiamo una confidenza molto importante del grande maestro Ermanno Olmi, che annuncia di abbandonare i lungometraggi di finzione. "L'ho già dichiarato da tempo: prima ancora di iniziare le riprese sapevo che questo sarebbe stato il mio ultimo film narrativo di messa in scena. Continuerò a fare documentari come quando ho cominciato, più di cinquant'anni fa. Chiedo la cortesia di accogliere questa mia decisione come una scelta presa in serenità, senza motivazioni roboanti ne ancor meno con doloroso distacco. Assolutamente non patetico. E' per me, oggi, un atto naturale: la conseguenza di una mia trasformazione guadagnata con gli anni vissuti e che ora mi orienta verso altri scopi del vivere, in questo mio prezioso tempo che è l'età avanzata. Ho passato una vita a raccontare storie con il cinema. Ho fatto agire e parlare cose e personaggi secondo la mia immaginazione e la mia volontà. Sempre cercando di essere leale con i miei interlocutori. Un patto che non ho mai tradito, sia quando un film mi veniva bene, sia quando il risultato non era al meglio".
In chiusura, qualche cenno biografico. Ermanno Olmi, nato a Bergamo il 24 luglio 1931, ha iniziato realizzando molti documentari, prima di esordire nel lungometraggio nel 1959, con Il tempo si è fermato. Nel 1961, al Festival di Venezia, vince il premio della Critica con il film Il posto. Nel 1978 "L'albero degli zoccoli", film sulla vita dei contadini bergamaschi alla fine dell'Ottocento, conquista la Palma d'Oro al Festival di Cannes. Nel 1982, con Paolo Valmarana ed altri amici, avvia a Bassano del Grappa un'opportunità formativa per giovani aspiranti cineasti: "Ipotesi Cinema".
Nel 1987 Ermanno Olmi torna alla regia, dopo un periodo di inattività, con "Lunga vita alla signora", Leone d'Argento a Venezia. L'anno seguente dirige uno dei suoi capolavori: "La leggenda del santo bevitore" con il quale conquista a Venezia il Leone d'Oro. Un nuovo importante successo è "Il Mestiere delle armi" (2001), presentato al Festival di Cannes e trionfatore ai David di Donatello. Due anni dopo, Ermanno Olmi torna con "Cantando dietro i paraventi".














