La trama.
Gianni, Antonio e Nicola hanno combattuto insieme durante la Resistenza. Nel dopoguerra le loro strade si dividono momentaneamente: Nicola (Stefano Satta Flores) torna nella nativa Nocera Inferiore per insegnare in un ginnasio; Gianni (Vittorio Gassman) va a Pavia per terminare gli studi di legge; ed Antonio (Nino Manfredi) riprende il posto di portantino presso l’ospedale San Camillo di Roma. E’ proprio quest’ultimo ad incontrare Luciana (Stefania Sandrelli), una ragazza di origini friulane che si è recata nella capitale con la speranza di realizzare il suo sogno: fare l’attrice. Ben presto Antonio si innamora di lei, ma, quando Gianni si trasferisce a Roma per lavorare come <<ottavo assistente di un avvocato>>, Luciana viene conquistata dal suo fascino e dalla sua cultura, e fra i due nasce un amore che ovviamente ferisce Antonio. Fra i due amici scoppia anche una rissa, al termine della quale Antonio grida all’amico che lo ha tradito <<tu sei meglio di me perché quelli come te succhiano da secoli il meglio di noialtri!>>. Nicola, nel frattempo, durante un cineforum che segue la proiezione di LADRI DI BICICLETTE, litiga animatamente con il suo preside che, stanco delle <<lezioni di anarchia>> del suo docente, lo sospende dall’insegnamento. Gabriella, moglie di Nicola, lo mette di fronte ad una scelta <<o gli ideali o la famiglia, perché il mondo è fatto così>>. <<Se è fatto così,>> - risponde Nicola - <<bisogna cambiarlo!>>. E, abbandonando moglie e figlio, anche Nicola si reca a Roma, ritenendo la capitale un vero baluardo della cultura, in cui lui potrà portare avanti i suoi ideali, dedicandosi contemporaneamente al lavoro di saggista e critico cinematografico. Gianni e Luciana continuano a stare insieme e a fare progetti per il futuro, ma Gianni conosce un palazzinaro corrotto (Aldo Fabrizi) su cui piovono decine di denunce che gli offre un cospicuo compenso se lui, <<giovine avvocato>>, riuscirà a farlo assolvere in tribunale. E il destino vuole che Elide, la figlia a dir poco sgrammaticata dello speculatore edile, si innamori di Gianni, il quale si mette con lei per interesse e lascia Luciana. Quest’ultima una sera, dal mitico “Re della mezza porzione” (una trattoria), incontra Antonio e Nicola. I tre ex partigiani e le loro donne sono ancora destinati ad incontrarsi e, soprattutto, scontrarsi...
Dico subito una cosa: il film è assolutamente esilarante, anche se traccia un bilancio generazionale molto amaro e polemico. Gli attori sono eccellenti ma, a mio parere, quello che veramente ruba la scena agli altri è Aldo Fabrizi, che con la sua interpretazione di un nostalgico fascista, emblema della corruzione, ci fa ridere più di tutti, dimostrando così una delle debolezze di noi italiani: i figli di puttana, purtroppo, ci sono sempre simpatici.
La trama è molto ampia, ed il merito del film sta nella capacità di raccontare più di trent’anni di storia italiana attraverso delle vicende private che appassionano lo spettatore. Fra l’arrivista Gianni, e l’egoista Nicola, alla fine sembra che il personaggio veramente positivo sia quello di Antonio, un proletario capace di <<menare a una monaca>> per motivi politici, che però è forse l’unico ad amare sinceramente le persone che gli sono care e a sapersi godere la vita.
La sceneggiatura fu scritta dallo stesso regista con gli immancabili e bravissimi Age e Scarpelli ( i loro nomi compaiono in quasi tutti i capolavori della commedia all’italiana!) ed è traboccante di invenzioni, così come lo è la regia di Scola. C’ERAVAMO TANTO AMATI – che fra l’altro passa da una prima parte in bianco e nero ad una seconda a colori – è anche un omaggio agli anni d’oro del cinema italiano. Non a caso vi sono cammei di Mastroianni, Fellini e Vittorio De Sica. Proprio a quest’ultimo il film è dedicato.
La Frase: "Credevamo di cambiare il mondo, e invece il mondo ha cambiato noi."














