Valorizzando il patrimonio naturalistico, architettonico e le risorse umane dell’Umbria, “Clara” si presenta come un veicolo di promozione turistica e culturale per la splendida regione. Il “corto” si avvale del patrocinio e della collaborazione dell’Umbria Film Commission, della Regione Umbria, della Provincia e del Comune di Perugia, etc.
Il cast artistico è composto da Gabriela Penava (Clara), Roberto Biselli (Alessandro), Fernando Solanas (interpreta la parte di un regista argentino), Mirko Revoyera (un teatrante), Valter Corelli (un professore).
Di grande valore è la partecipazione di Fernando Solanas al progetto della Forini. Basti ricordare che il sessantottenne regista cinematografico e teatrale argentino ha ricevuto il premio speciale alla carriera all’ultima edizione del Berlino Film Festival.
Veniamo alla sinossi del “corto”. Buenos Aires, maggio 2004, Clara è l’assistente di un noto regista argentino. Quarant’anni, un lavoro che la soddisfa pienamente, è una donna senza legami e piena di energia. Potremmo dire una donna felice. Un giorno viene convocata dal regista per una missione importante: andare nella lontana Europa, precisamente nel centro Italia, per cercare delle locations da utilizzare nel film attualmente in fase di scrittura. Clara non riesce a dissimulare; è turbata dai fantasmi che tornano a mettere in dubbio la sua felicità. “Dai, coraggio, saranno passati più di dieci anni oramai”, la prende in giro il regista. “I più belli della mia vita”, risponde Clara, “ma una parte di me da laggiù non se ne è mai andata”. Clara arriva a Perugia in una calda giornata di luglio. Si guarda intorno. Un sospiro per scacciare gli antichi dolori e farsi coraggio. Del resto, se ora è lì, è perché la sua vita è andata proprio come lei aveva voluto. La donna trascorre i giorni seguenti filmando i posti più belli che incontra. Campagne assolate, paesini sperduti, montagne incombenti, tramonti sul lago ed albe struggenti. Una visita all’Isola Maggiore, sul lago Trasimeno, le regala un ricordo. Dieci anni fa era lì con Alessandro. Il traghetto che li portava sembrava danzare con loro, che, incuranti di tutto e di tutti continuavano ad assetarsi l’uno dell’altra. Ma è proprio in quella gita all’Isola che hanno dovuto affrontare per la prima volta la realtà. Clara passeggia con la sua telecamera tra la terra e il cielo. L’acqua. I gabbiani. Una coppia di vecchi seduti su una panchina, si tengono per mano. Clara sospira e si avvia al vecchio porto. “Come posso lasciarti andare?”, le parole di Alessandro sembrano risuonare ancora tra le vecchie pietre. “Clara, con questo lavoro staremo bene tutti e due. E poi Firenze, non mi hai detto che Firenze ti piace tantissimo?”. “Firenze mi piace tantissimo, ma la mia vita è a Buenos Aires. Il mio futuro è in Argentina. I miei sogni mi aspettano nella mia terra”, “Non vuoi pensarci?”. “Certo che ci penserò, amore, fino al mio ultimo giorno con te. E poi me ne andrò”. Clara ripone la telecamera e gira le spalle al piccolo molo. Avverte una presenza dietro di lei: da una piccola barca, tra i riflessi del lago, un ragazzo bellissimo la sta guardando. Altri viali, altre cittadine, altre montagne. Gli Etruschi. I Romani. Il Medioevo. Perugia la inebria. Attraverso un vicolo vede passare una donna in costume quattrocentesco. E ancora vicoli, archi, piazze, palazzi. Palazzo dei Priori, l’Arco Etrusco e, lì accanto, Palazzo Gallenga. sede dell’Università per Stranieri. La meta del suo viaggio di dieci anni prima. Clara entra e comincia a filmare corridoi, scale, aule. E l’aula VI, quella di Letteratura Italiana. Il sole colpisce i banchi vuoti. Si sentono lontani i rumori della strada. E poi, d’improvviso, la voce profonda del suo professore di allora che recita una poesia. Il giorno del suo primo incontro con Alessandro. La classe era gremita di gente di tutti i colori. Clara era come al solito al primo banco. Il professore recitava i versi immortali di un grande poeta. La porta, con discrezione, si aprì. Con una pila di libri in mano a precederlo, il bibliotecario entrò silenziosamente nell’aula. Forse Clara s’innamorò di lui in quel preciso momento. Immobile a due metri dalla cattedra, il bibliotecario ascoltava rapito. Il professore declamò l’ultimo verso e dal fondo uno studente chiese qualcosa. Come risvegliato da un sogno, il bibliotecario appoggiò di fretta i libri sulla cattedra, fece un cenno di saluto veloce al professore ed uscì. “Alessandro!”, lo chiamò il professore prendendo su altri libri. Nessuna risposta. “Vado io”, disse Clara alzandosi in piedi. Prese i libri ed uscì. Raggiunse Alessandro. “Hai dimenticato questi…”. “Grazie, mi ero… distratto”. Forse Alessandro s’innamorò di lei in quel preciso momento, quando lei allontanandosi gli recitò allegra il verso più bello della poesia. “Io sono Alessandro”, gridò lui dal fondo del corridoio, “e io sono Clara” lei rispose. Clara chiude il monitor della telecamera, sorride con tenerezza e lascia la stanza. La mattina dopo, seduta in un bar a fare colazione, controlla i suoi appunti e qualche foto scattata. Mancano ancora un paio di luoghi da trovare per chiudere il lavoro: un sito di archeologia industriale e quello che lei ha annotato come “il paese delle favole”. Punta la penna sul primo dei due e chiude il taccuino. Clara visita fabbriche dismesse, cantieri abbandonati. Entra in un ex tabacchificio. Il suo passaggio negli immensi stanzoni vuoti disturba la quiete degli uccelli che hanno fatto dello stabile la loro dimora. Volano via spaventati. Lei li segue con lo sguardo e si fa di nuovo quiete. Fino a che le sembra sentire delle voci. Incuriosita ne cerca la sorgente e la trova. Attraverso i vetri rotti dei finestroni impolverati un’immagine la cattura: un ragazzo e una ragazza, con gli scooter parcheggiati ad un paio di metri e gli zainetti a terra, hanno steso un plaid e stanno consumando un tenero e giocoso picnic. Avranno si e no quindici anni. E tutte le belle illusioni possibili sull’amore. E’ l’ultimo giorno di Clara in Italia. Affacciata alla finestra dell’albergo respira Perugia e i monti azzurri che si appoggiano sullo sfondo. Mette le ultime cose nella valigia e dopo averla chiusa si avvicina allo specchio fino a sfiorarlo con la bocca. Appoggia la fronte, le tempie, la nuca e ancora le tempie, la fronte, si scosta un po’, si guarda negli occhi e sussurra: “Andiamo a cercare il paese delle fiabe”. Civita di Bagnoregio. Appollaiato sul tufo e collegato al mondo da un unico e stretto ponte di 300 metri, l’antico borgo le si presenta davanti come una visione. Clara sospesa nel cielo percorre il ponte ed entra nel ciuffo di case medievali. La piazza è deserta, da lontano suoni di fanfara solcano il silenzio. La giovane donna scorge attraverso la porta antica una colorata ed affollata processione, con tanto di cantastorie e di piccola banda che intona una gioiosa musica popolare. La processione raggiunge la piazza ed il cantastorie parla della vita, delle gioie, dei dolori, delle speranze, dei rimpianti e dei rimorsi, parla della Madonna Benefica che può aiutare ad esaudire tutti i sogni. Ma è difficile anche sceglierseli, i propri sogni. “E tu, quale sogno vuoi portare sulla terra?”, dice a una ragazza che lo guarda turbata e divertita. “E tu”, rivolgendosi ad una bambina, “cosa ne farai della tua vita?”. L’ultima location da filmare. La Città della Domenica, un immenso parco divertimenti per bambini costruito negli anni ‘60 e che ha ancora il sapore dei giochi di quel tempo. Clara si ferma davanti al castello della Bella Addormentata e ricorda il suo ultimo giorno con Alessandro.
“Vorrei fermare il tempo come nella favola”, gli disse quella volta. “Troppo tardi”, disse lui, “vorresti forse che fosse per sempre il nostro ultimo giorno?”. Clara rispose con un abbraccio disperato. “Dai, smettila, cerchiamo almeno di stare bene. Non ho voglia di pensarci, non ho voglia di ricordarti così”, “Ma se stiamo bene il tempo passa più veloce”. Lui sorrise amaro: “Anche se ora ogni secondo ti sembra non passare mai, il tempo passerà lo stesso, e tu domani sarai a casa tua”. E il tempo passò come passa il tempo di ogni cosa che finisce. Lento e veloce insieme. Erano ora alle porte del labirinto di pietra. “Ci venivo spesso quand’ero piccolo. Queste mura me le ricordavo molto più alte…”. “Tutto sembra più grande, nei ricordi. Hai provato a tornare nella scuola dov’eri bambino?”, disse Clara, e pensandoci sorrise. E il sorriso si bloccò d’un tratto. “Devo andare”. Alessandro non disse niente, ma l’abbracciò con tutto l’amore e l’angoscia che sentiva crescere dentro fino a fargli male. “Non lasciarmi”, riuscì finalmente a dire. Silenzio. In certi momenti il tempo si ferma davvero. Clara chiuse gli occhi. “Non chiedermelo”. E li riaprì tra le lacrime. Fece in tempo a vedere Alessandro correre dentro il labirinto. “Però non voltarti mai indietro”, la voce di lui cominciava ad arrivare confusa, “…non voltarti mai indietro”. Clara fece un passo verso l’entrata. E lì si fermò. Quella porta era più difficile da attraversare delle mura di pietra. “Perdonami”, sussurrò. “Perdonami se ti ho amato senza ragione”. Clara è ora di fronte al labirinto con la telecamera in mano. Entra e vaga confusamente. Ogni angolo le sembra già visto, ogni scelta già fatta, fino al centro esatto del labirinto. Si ferma. Ha la sensazione di non essere sola. Gira cauta l’angolo e, appoggiata al muro, vede una donna. Curva, dimessa, la donna alza la testa e la guarda. E Clara la vede in volto. Clara vede Clara. E’ stordita, incredula, affascinata: “Era bella Firenze?”, le chiede finalmente dopo un lunghissimo silenzio. L’altra le sorride amara: “Lo sai che è bella. Ma poi, come tutte le cose, ci si abitua a vederle”. “Dipende dagli occhi con cui le guardi”, protesta Clara. “I miei ora hanno sempre lo stesso sguardo”, fa una lunga pausa, poi dice: “Clara, i sogni d’amore lascia che restino dei sogni”. Clara la guarda ora con tristezza e prova a dire qualcosa, ma l’altra la interrompe: “Adesso basta, per favore”, un’altra pausa prima di dire: “E’ tempo che torni alla tua vita”. Riabbassa la testa, muta. “Vattene”, sussurra ora. Clara fa qualche passo indietro e corre via. Esce dal labirinto e s’incammina su per la collina.
Filippo Costantini, lo scorso 13 luglio, ha chiesto a Fernando Solanas, di cosa parlasse “Clara”. Questa la risposta del maestro argentino: “E’ essenzialmente una storia d’amore, anche se vista con un occhio un po’ diverso dal solito. Diciamo che è un viaggio sentimentale ed esistenziale che indaga i meccanismi che spingono a prendere delle decisioni piuttosto che altre”.
La prima scena del “corto” della Forini è ambientata a Buenos Aires; poi, ci si sposta a Perugia, in Piazza IV Novembre. In quella Gubbio che chi vi scrive adora, Clara resta colpita nel veder passare sotto un arco una donna in costume quattrocentesco. La Cascata delle Marmore, l’Isola Maggiore, la Piana di Castelluccio, Civita di Bagnoregio, spiccano tra le altre bellissime locations.
Passiamo alle dichiarazioni di Nadia Forini di poche settimane fa: “La prima settimana abbiamo girato le scene più importanti con la presenza del Maestro Solanas. La settimana seguente abbiamo girato le altre seguendo le indicazioni e i suggerimenti che ci aveva dato. Dopo un periodo di pausa abbiamo girato altre scene non previste nella sceneggiatura che il Maestro mi aveva consigliato di inserire. In tutto per le riprese una ventina di giorni di lavoro. Il totale del girato è di più di 12 ore.
Il lavoro con Solanas per questo cortometraggio è cominciato ad aprile quando gli ho sottoposto l’idea, poi ci siamo sentiti sempre più spesso fino ad arrivare al soggetto e alla stesura della sceneggiatura. Con varie e-mail ha avuto anche la possibilità di fargli esaminare le foto degli attori e delle locations. Ma il lavoro più intenso con lui è cominciato con la sua presenza a Perugia. (…).
Con me c’è stato un continuo confronto. Il suo lavoro consisteva nel cercare di capire quello che io volessi esprimere, quali sensazioni volessi suscitare, ed aiutarmi a tradurre tutto questo attraverso il linguaggio cinematografico. Facevamo quindi interminabili discussioni su temi quali l’amore, il ricordo, il viaggio. (…). Adesso mi ritrovo con un eccellente girato (sapientemente schedato dalla segretaria di edizione), grazie anche all’ottimo lavoro del direttore della fotografia, che mi devo apprestare a visionare con metodo e poi a montare. Il primo montaggio verrà sottoposto ad una platea di esperti e amici che mi aiuteranno a scremare le parti che magari io non riesco per affezione a limare. Sul successivo montaggio lavorerà invece Manuel De Sica per la colonna sonora ed allora, finalmente, mi appresterò al montaggio definitivo. In queste fasi Solanas riceverà di volta in volta le versioni aggiornate e mi guiderà anche in questo lavoro, prevedendo anche una sua presenza se possibile intorno a ottobre/novembre per l’ottimizzazione del montaggio. Detto tra noi, non sto più nella pelle”.
In conclusione, non ci dimentichiamo mai di sottolineare il lavoro degli autori italiani e di farvi conoscere la bella realtà dei cortometraggi, da cui escono autentiche perle che dovrebbero essere fruite da un numero maggiore di spettatori e portare la giusta fortuna a chi vi s’impegna. Fortuna che auguriamo a Nadia Forini. Sarà nostra cura seguire la vita di “Clara”, comunicandovi le rassegne festivaliere e tutte le altre occasioni in cui il pubblico italiano potrà assistere al lavoro qui presentato.














