La perfezione dell' abito nero senza maniche, di linea pulita e delicatamente avvitata sul fondo, si pone imperituramente come modello di sophisticated glamour per le donne di tutto il mondo. Le foto contestuali all' uscita della pellicola perpetuarono un' immagine elegante, inavvicinabile, quasi solenne nella staticità: su uno sfondo chiaro e sgombro si staglia la silhouette sottile della Hepburn delineata e delimitata dal semplice abitino nero. Vogue amplificò il fenomeno con le copertine dedicate all' attrice e all' " Audrey style" quintessenza di rigore e charme, coniando un pay off di mirabile efficacia: little black dress is back, come dire infusione di nuova linfa vitale ad un capo démodé. La maison Givenchy venne subissata di richieste: ogni donna desiderò comprare insieme, il tubino e il sogno di essere chic, il magico potere di trasformare qualunque abito, per il solo fatto di indossarlo, in stile allo stato puro. La grande illusione, creata da media, marketing e pubblicità nasceva, come spesso accade, da un paradosso: rendere popolare l' unicità. Solo Audrey Hepburn poteva essere l' icona " Audrey Hepburn" . Il suo vestitino era l' equivalente dello straccetto, che nell' immaginario collettivo la donna elegante fa diventare un capo raffinato; possibilità offerta solo a condizione di avere le sue peculiarità. Di più: essere lei, capace di incarnare la classe interpretando una mantenuta uscita dalla penna smaliziata e salace di Truman Capote.














