Una visione Differente

Evilenko

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Pacific Pictures presenta Malcolm Mc Dowell e Marton Csokas in “Evilenko”, un film scritto e diretto da David Grieco (tratto dal romanzo “Il comunista che mangiava i bambini” dello stesso David Grieco), con: Ronald Pickup, Frances Barber, John Benfield e Vernon Dobcheff.
Cast tecnico: Fabio Zamarion (direttore della fotografia), Nello Giorgetti (scenografia), Agata Cannizzaro (costumi), Angelo Badalamenti (musiche), Mario Cotone (produzione).
Veniamo alla sinossi del film. Chi si nasconde dietro le spaventose imprese del “mostro della striscia di bosco”, uno dei più spietati criminali della storia? Come può un uomo solo uccidere e divorare più di cinquanta bambini e adolescenti senza lasciare traccia attraverso lo sconfinato territorio del paese che un tempo si chiamava Unione Sovietica? Siamo sul finire degli anni ’80. Il detective Vadim Timurovic Lesiev (Marton Csokas), giovane magistrato e padre di famiglia, deve urgentemente trovare risposta a queste terribili domande. Lesiev è un comunista modello. Ma anche l’assassino è un comunista modello. Il mostro si cela infatti dietro il sorriso deforme e lo sguardo magnetico del professor Andrej Romanovic Evilenko (Malcolm McDowell) che insegna storia e letteratura russa in un orfanotrofio alla periferia di Mosca. Evilenko è un uomo gravemente malato di schizofrenia; la malattia lo fa sentire forte, astuto, inafferrabile. Nel vuoto pneumatico del regime comunista, le malattie mentali hanno fatto passi da gigante e hanno partorito dei mostri invulnerabili. Per smascherare e catturare il “Mostro”, è indispensabile entrare nella sua mente. E’ indispensabile provare a comprendere ciò che è intollerabile soltanto pensare.
Qualche cenno biografico dei due protagonisti della pellicola e del suo autore.
Marton Csokas. Nato in Nuova Zelanda, Marton Csokas ha recitato in numerose pellicole per il grande schermo (2004: Asylum, di David Mackenzie; 2003: Il signore degli Anelli: Il Ritorno del Re, di Peter Jackson; 2002: Star Wars – Episodio 2: L’Attacco dei Cloni, di George Lucas; 2001: Il signore degli Anelli: Il Ritorno del Re, di Peter Jackson), in numerosissimi sceneggiati televisivi ed in diverse produzioni teatrali, specialmente in Nuova Zelanda. Csokas è stato anche uno dei fondatori dello Stronghold Theatre in Australia, che ha messo su diverse pièces quali “Possibilieties”, “Meeting Place” e “Media Sluts”.
Malcolm McDowell. È nato nel 1943 a Leeds, in Inghilterra. All'età di 20 anni Malcolm decide di cambiare il suo cognome da Taylor in McDowell, perché in Inghilterra c'era già un attore che aveva il suo stesso nome. Diventa famoso negli anni '70 quando, notato da Stanley Kubrick, viene scritturato per il film “Arancia meccanica” per la cui interpretazione riceve nel 1972 una nomination ai Golden Globe. Ha lavorato, tra gli altri, con Robert Altman, James Beckett, Leonard Nimoy; in Italia ha lavorato con Sergio Citti alla fine degli anni Ottanta. L’esordio cinematografico risale al 1968, in “If” di Lindsay Anderson.
David Grieco è giornalista, scrittore, attore, sceneggiatore (“Caruso Pascoski, di padre polacco”, “Sogni e Bisogni”, “Mortacci”, “I Magi Randagi”). “Evilenko” è il suo primo film come regista, ed è tratto dal suo romanzo “Il comunista che mangiava i bambini’. Un particolare: David Grieco è nipote di Ruggero Grieco, co-fondatore e segretario del Partito Comunista Italiano.
“Evilenko” è un film girato senza imbarazzi dal 52enne Grieco, esordiente alla regia, avvalendosi dell’uso istintivo del piano-sequenza, e privilegiando la recitazione degli attori, tutti stranieri (così come, invece, è tutto italiano il cast tecnico). Un debutto particolare, quello di Greco: per l’età del regista, perché porta sul grande schermo un suo stesso romanzo, per la tematica affrontata (e per il modo stesso con il quale ha voluto affrontarla), perché girato in inglese, perché ambientato in Ucraina. Un esordio, comunque, facilitato dal fatto che Greco in gioventù è stato assistente di Bernardo Bertolucci e di Pier Paolo Pasolini.
Chiudiamo con le dichiarazioni dello stesso David Greco: “Sono trascorsi ormai più di dieci anni dal giorno in cui mi recai ai confini tra la Russia e l’Ucraina per occuparmi di un straordinario fatto di cronaca: un insegnante di lingua e letteratura russa iscritto al Partito Comunista, poi divenuto noto come <Il Mostro di Rostov>, aveva ucciso e divorato, nell’arco di dodici anni, più di cinquanta bambini e adolescenti di ambo i sessi. Credevo di essere andato fin lì per fare un film. Ma presto mi resi conto che fare un film, in quel momento, sarebbe stato sbagliato. Sarebbe stato un film di pura macelleria, e non avrebbe reso l’idea che mi aveva spinto ad intraprendere quel viaggio. Ero andato a Rostov per un motivo molto semplice. La sua storia mi parve una straordinaria opportunità per raccontare la fine del comunismo. Ma volevo anche mettere a fuoco l’accanimento degli adulti verso i bambini in un periodo storico, come quello che stiamo vivendo, pervaso dall’incertezza del futuro. E non avrei mai potuto immaginare fino a che punto, negli anni seguenti, la violenza sui bambini avrebbe preso piede in ogni angolo del nostro pianeta. Scrissi un romanzo per lo più di fantasia, intitolato <Il comunista che mangiava i bambini>, che venne accolto con successo e tradotto in varie lingue. Lo slogan <i comunisti mangiano i bambini> mi ha perseguitato durante l'infanzia. Frequentavo una scuola straniera molto borghese, e a me che sono nato e cresciuto in una famiglia storica del comunismo italiano (mio nonno, Ruggero, ha fondato il PCI), i compagni di classe mi chiedevano spesso come facessi ad essere comunista, visto che questi mangiavano i bambini. Appena uscito il libro ho cominciato a pensare al film. Non volevo che diventasse sullo schermo il solito thriller sul solito serial killer. Desideravo che fosse un film sulla fine del comunismo e sulla negazione dell’infanzia. Un film sull’annientamento della personalità. Ma questo nessuno me lo poteva garantire. E allora, a poco a poco mi sono reso conto che avrei dovuto farlo io. (…) Come tante altre esperienze che appartengono al nostro passato, anche il più remoto, il cannibalismo è ancora dentro di noi. E le malattie mentali non fanno che riportarci nel buio da cui tutti proveniamo. Certo, bisogna odiarsi in modo straordinario per darsi al cannibalismo. Perché ciò che di male facciamo agli altri, com’è noto, lo facciamo innanzitutto a noi stessi. In fondo è questo il tema principale del romanzo e del film”.

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"Il cinema sostituisce ai nostri sguardi
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Andrè Bazin