Una visione Differente

Hotel Meina

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Ida Di Benedetto e Stefania Bifano presentano il nuovo film di Carlo Lizzani, HOTEL MEINA, tratto dall’omonimo libro di Marco Nozza. Il film è una co-produzione italo-serbo-francese, selezionato per la 64a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in uscita il 25 gennaio 2008. Sceneggiato da Dino Leonardo Gentili, Filippo Gentili, Pasquale Squitieri e Carlo Lizzani, il film si avvale della fotografia di Claudio Sabatini, della scenografia di Tonino Zera e delle musiche di Luis Bacalov. Interpretato da Benjamin Sadler, Ursula Bushhorn, Marta Bifano, Federico Costantini, Ivana Lotto ed Hans Krassler, il film è basato su fatti realmente accaduti, raccontati nell’omonimo libro di Nozza.
Lago Maggiore, settembre 1943. Un gruppo di 16 ebrei italiani, provenienti dalla Grecia, sono ospiti dell’Hotel Meina di proprietà di Giorgio Benar, ebreo anche lui ma con passaporto turco e quindi cittadino di un paese neutrale. In seguito all’8 settembre, giorno dell’armistizio fra l’Italia e gli Alleati, un reparto di SS capitanato dal comandante Krassler giunge a Meina. Due giovani, Noa Benar e Julien Fendez, sono strappati al loro amore dal brutale irrompere del drappello nazista. All’inizio non è chiaro quali siano gli ordini. Gli ebrei vengono reclusi nell’Hotel e inizia una settimana di attesa, terrore e speranza. E’ una strana convivenza tra ebrei, ospiti dell’albergo non ebrei e SS. Si discute sulle possibilità di fuga, mentre gli stessi tedeschi attendono ordini. Forse anche per loro si sta avvicinando la fine della guerra. Ma inizia l’escalation verso la strage. Le SS prelevano gli ebrei a piccoli gruppi e li traducono fuori dall’albergo per interrogarli - dicono - al Comando della vicina città di Baveno. In realtà li massacrano e poi li gettano nel lago; e risulta vano anche il tentativo di salvarli fatto da Cora, una tedesca antinazista collegata ad una Rete
che opera tra Svizzera e Italia. Gli ultimi a finire falciati dalle pallottole naziste sono proprio Julien Fendez, i suoi due fratellini e il nonno. Noa riesce a fuggire col padre, la madre e il fratellino verso la Svizzera, dopo che è perduta ogni possibilità di salvarli.

Una dichiarazione del regista Lizzani: “Quello che mi ha affascinato nella storia - tutta vera - dell’Hotel Meina, raccontata nel libro di Nozza, è il modo imprevedibile con il quale il Male e il Bene in questa particolare occasione sono entrati in conflitto. E, prima ancora, si sono presentati in scena, hanno preso forma. In questo albergo che si affaccia sul Lago Maggiore, in una cornice
paesaggistica idillica, si trovano a convivere per alcuni giorni, nel Settembre 1943, un gruppo di ebrei benestanti, una formazione di SS, e alcuni villeggianti italiani e tedeschi ignari della tempesta che anche là, in quel luogo tanto lontano dai fronti di guerra, sta per scatenarsi. La caduta di Mussolini, l’Armistizio (annunciato in quel modo equivoco che tutti ricordiamo) hanno fatto dell’Italia una terra di nessuno, dove può accadere tutto e il contrario di tutto. E nessuno sa prendere decisioni definitive. La sorveglianza dei tedeschi sugli ebrei sembra morbida. Ma da quell’albergo - questo è l’ordine - non si può uscire. Anche le SS insomma, sembrano in attesa di ordini superiori, e qualche volta si mangia, si fa musica, si gioca a carte tutti insieme. Forse Buñuel, con L’angelo sterminatore ha già raccontato sotto metafora, e in modo straordinario, una situazione di questo genere. E certamente non oserei scendere a confronto con quel capolavoro del cinema, se non fossi convinto che il mio compito è più modesto, ma che svolgerlo può essere ancora utile. Mi sono di guida un libro e una sceneggiatura che vogliono ricordare vicende realmente accadute, ma non per questo meno dense di significato”.

Carlo Lizzani è nato a Roma il 3 aprile 1922. Dal 1945 al 1950 lavora come sceneggiatore e aiuto-regista con De Santis (“Riso Amaro”) e Rossellini (“Germania anno zero”). Il primo film “Achtung! Banditi!” (1951) è premiato per la miglior regia al Festival di Karlovy Vary, e “Cronache di poveri amanti” riceve al Festival di Cannes il Gran Premio Internazionale (1954). Tra i film più importanti: “Il processo di Verona” (con Silvana Mangano), “La vita agra” con Ugo Tognazzi), “Banditi a Milano”(con Gian Maria Volonté), “Mussolini ultimo atto” (con Rod Steiger, Henry Fonda e Franco Nero), “Fontamara” (con Michele Placido), “Caro Gorbaciov” (con Harvey Keitel), “Celluloide” (con Giancarlo Giannini).

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Andrè Bazin