Una volta c'erano i dischi; adesso, a migliaia, si perdono nell'oceano, come mostrato alla fine della pellicola. Quello che rimane per osannare la musica è qualche commedia in agrodolce, a tratti scollacciata e fin troppo banale, comunque fin troppo lunga nei suoi 135 minuti affogati nei cavalli di battaglia targati anni 60. Il regista e sceneggiatore Richard Curtis, dopo i successi di "Quattro matrimoni e un Funerale", "Notting Hill" e "Love Actually" , torna con la stessa leggerezza, o faciloneria, in un soggetto originale e spiritoso, forse maltrattato e tenuto sottotono nonostante cast e belle intenzioni.
Di certo avrebbe meritato qualcosina in più che non una banale storia di iniziazione, musicale prima che sessuale, del giovane protagonista Carl, cacciato dalla madre che lo spedisce ospite della nave di Radio Rock, una delle emittenti che tra i 60 e i 70, contro ogni legge, trasmette rock 24 ore al giorno dai mari della Gran Bretagna (nella realtà la nave si chiamava Caroline).
La sceneggiatura è una facile scusa per i 54 brani che, scelti tra 200, accompagnano le (tristi) scenette da avanspettacolo che coinvolgono, quasi a ruota, gli strampalati deejay protagonisti della pellicola, tutti consumatori di tanta musica, tanto fumo e, ahi loro, poco sesso. La giovane coppia a caccia del preservativo, i tradimenti goliardici, la scoperta di strette parentele tra protagonisti sono ben lontano dai brillanti trailer e titoli di testa che tanto avevano fatto ben sperare, in memoria di un M.A.S.H qui privo di qualsivoglia riflessione. Hendrix (citata anche la sua copertina di Electric Ladyland), Kinks, Who, Rolling Stones e Procol Harum (Beatles come sempre assenti) animano la commedia altrimenti indigeribile nella sua lunga catena di siparietti già visti.
Di brillante restano le godibili interpretazioni di Philip Seymour Hoffman (uno dei deejay) e dello straordinario Kennet Branagh (nei panni del cattivo ministro disposto a tutto per far chiudere le radio pirata), che si combattono a distanza, l'uno a suon di trascinanti hits, l'altro con continui divieti di trasmissione/trasgressione. Il resto e' affidato al potere aggregante della musica capace di non fare distinzione di alcuna sorta, emozionando e riunendo tutti per fare in modo che che i sogni e i miti non anneghino nell'oceano della normalità, di quella musica classica, unica degna di essere trasmessa dalla BBC del tempo che concedeva al rock solo 2 ore al giorno di programmazione.
In un momento dominato da mp3 e ipod, tanto di cappello agli intenti del regista nel voler raccontare una storia che riporta indietro di 40 anni, ai mitici anni di una ricerca di libertà più sincera dell'attuale, di una spudorata ricchezza e ricercatezza culturale, lontana anni luce dall'attuale appiattimento, ancora più grave se messo in relazione ai mezzi a nostra disposizione. Ma in tutto manca lo slancio, il colore e soprattutto l'intelligenza abbandonata in favore di una risata facile e scontata, di una rapida rassegna di canzoni e situazioni che forse poco ha a condividere con quel clima curioso da 60's che qui tanto giustamente si vuole celebrare.














