Una visione Differente

Il commissario

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Il primo giro la nostra GIOSTRA lo compie partendo dal commissario ultraterreno interpretato da Roman Polanski in UNA PURA FORMALITA', e arrivando a quello terreno, anzi umanissimo citato nel titolo di questo film di Luigi Comencini (inchino!) del 1962.

Inutile nascondere che recensire IL COMMISSARIO è una scelta dettata anche dalla volontà di rendere un omaggio ad un attore italiano recentemente scomparso: Alberto Sordi. Lo so, lo so, molti di voi storceranno il naso, magari pensando all'invettiva di Nanni Moretti in ECCE BOMBO. "Te lo meriti Alberto Sordi!!!" - gridava in quel film Michele Apicella (l'abituale alter ego di Moretti nei suoi primi film) ad un personaggio - una comparsa in realtà - reo di essersi macchiato di un grave peccato: il qualunquismo. Erano qualunquistici i film di Alberto Sordi? Beh, forse alcuni s`, e mi riferisco soprattutto a quelli diretti dallo stesso Albertone. Ma per definire qualunquistici film come LA GRANDE GUERRA, IL MEDICO DELLA MUTUA (spietato contro la malasanità e, purtroppo, ancora attuale), UNA VITA DIFFICILE, UN BORGHESE PICCOLO PICCOLO o, per l'appunto, IL COMMISSARIO ci si deve macchiare di un altro peccato: l'invidia. E chi ha visto SEVEN ed ha in mente le sadiche esecuzioni di John Doe sa bene che si tratta di un peccato capitale. D'altronde, quanti film di (con) Sordi si ispirano a dei prototipi: IL VEDOVO, IL VIGILE, IL MARITO, L'AVARO...Tanti altri e, ovviamente, IL COMMISSARIO. Questo accadeva perché la sfida di Sordi era far s` che ogni prototipo diventasse un TIPO e non uno stereotipo; e in questo film di Comencini del '62 c'è riuscito, anche grazie al grande regista e alla complicità di due vecchie volpi della sceneggiatura come Age e Scarpelli. Il film è la storia di un commissario che si rivelerà troppo onesto e coscienzioso per fare questo mestiere. Il suo errore sarà aver voluto indagare sulla morte di un noto uomo politico, uno dei soliti intoccabili. Superfluo sottolineare l'abilità di Comencini nel gestire un mattatore come Sordi impedendogli di gigioneggiare; meglio, forse, evidenziare una curiosità: l'insolito taglio di capelli del commissario. Chissà cosa direbbe un fisiognomo constatando che, vent'anni dopo, una pettinatura ancora più trasgressiva l'avrebbe avuta il magistrato zelante di TUTTI DENTRO, un film che ha anticipato tangentopoli. E pensare che Di Pietro è calvo!

La frase: "...Mo' puoi di' che t'ho menato!".

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"Il cinema sostituisce ai nostri sguardi
un mondo che si accorda coi nostri desideri."

Andrè Bazin