Una visione Differente

Il cuore altrove

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Fra chi sostiene che il cinema italiano migliore sia quello dei veterani - e come non annoverare, fra essi, un regista come Pupi Avati?- e chi afferma che i dinosauri del passato dovrebbero cedere il posto alle nuove generazioni, forse la verità sta nel mezzo.

E' un dubbio che si insinua nella mia mente di cinefilo dopo aver visto IL CUORE ALTROVE. Dopo la parentesi medievale de I CAVALIERI CHE FECERO L'IMPRESA, il cineasta emiliano torna al registro che gli è più congeniale: storie che, in apparenza, profumano di antico e parlano di un' Italia che non c'è più, ma in realtà alludono al presente che tutti viviamo - eccetto, si intende, i segregati del grande fratello (non ho dimenticato la maiuscola, bensì; mi rifiuto di usarla). Ma Avati è diventato un punto di riferimento nel nostro cinema anche per altri motivi. Anzitutto, per il minimalismo con cui ha sempre raccontato piccole grandi storie di persone e personaggi dimenticati, che non urlano, ma proprio per questo si fanno capire da noi che li guardiamo. Inoltre è sempre stato un regista che presta grande attenzione agli attori, facendo loro scoprire nuove corde che essi stessi sottovalutavano: è celeberimmo, in questo senso, il caso di Abatantuono, trasformato da "terrunciello" ad attore drammatico in REGALO DI NATALE. Tutti questi elementi li ritroviamo ne IL CUORE ALTROVE. Anche qui la vicenda è ambientata nel passato, e precisamente negli anni venti, fra Bologna e Roma. E anche stavolta ci sono degli attori che hanno talento da vendere: su tutti Neri Marcorè, comico, imitatore, garbato conduttore della bella trasmissione PER UN PUGNO DI LIBRI e ora interprete sensibile e malleabile accanto a Vanessa Incontrada, Nino D'Angelo e al sempre grande Giancarlo Giannini (una sola riserva: in alcuni momenti "romaneschi" della sua interpretazione sembra che voglia fare il verso a Nino Manfredi!). La trama. Nello Balocchi è un trentenne facoltoso - suo padre lavora nella sartoria pontificia - e si trasferisce a Bologna con il duplice scopo di insegnare e di fidanzarsi. Il problema è che con le donne è impacciato perché ha pochissima esperienza...Finché non conosce Angela, ragazza cieca che, nonostante il suo handicap, è esattamente il tipo di donna che può stregare un uomo come Nello. Malgrado tutti gli consiglino di lasciarla perdere, Nello persevera nell'assecondarla e infine trascorre con lei una notte che forse resterà la più bella di tutta la sua vita (per lui, è la famosa "prima volta"). Ma quando Angela riacquisterà la vista, Nello sarà messo da parte. Il film si fa apprezzare soprattutto per come affronta temi delicati come l'handicap, il disagio e l'amore: con pudore, ma senza per questo scadere nel pietismo o nella retorica buonista, mantenendo anzi una dose di ironia che non compromette la commozione e il coinvolgimento emotivo. Si spera e si soffre con Nello, si fa il tifo per noi stessi credendo di tifare per lui, e alla fine, se scatta la catarsi, ci si può anche permettere di cantare con lui nella scena finale. Lo dicevo all'inizio della recensione: vecchi dinosauri e cuccioli talentuosi, unendosi, possono fare dei bei film, anche se va precisato che Avati (come Amelio o Bertolucci) resta una certezza ma il rinnovamento del cinema italico è compito dei vari Crialese e Patierno che si trovano nelle sale in questi giorni.

La frase: " Ma che vorrà di' "particolarissima stoppe"??".

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"Il cinema sostituisce ai nostri sguardi
un mondo che si accorda coi nostri desideri."

Andrè Bazin