Come sempre, prima di parlare del film, passiamo in rassegna il cast artistico: Gérard Darmon (Jeff), Jean-Pierre Darroussin (Manu), Bernard Campan (Antoine), Marc Lavoine (Alex), Ludmila Mikaël (Françoise), Fabienne Babe (Lili), Zoé Félix (Elsa), Florence Thomassin (Juliette), Catherine Wilkening (Nanou), Jules Stern (Arthur), Caroline Gillain (Margot), Amélie Gabillaud (Viviane), Guillaume Crozat (Nono), Rebecca Potok (Marie-Hélène).
Per quanto concerne il cast tecnico, troviamo Marc Esposito autore del soggetto, della sceneggiatura e della regìa. Le musiche originali sono di Béatrice Thiriet. Direzione di produzione curata da Alain Sens Cazenave. La direzione della fotografia è stata firmata da Pascal Caubère. Scenografia di Jean-Jacques Guernolle. Costumi di Francine Lapassade. Montaggio di Benoît Alavoine e Christian Dior.
La sinossi del film. Quattro amici. Alex, Antoine, Jeff e Manu. Quattro uomini d’oggi, allo stesso tempo forti ed immaturi, alla svolta della loro vita da adulti. Sono amici da 25 anni, dall’epoca in cui giocavano nella stessa squadra di calcio nella periferia
parigina. Si vedono regolarmente, amano chiacchierare, azzuffarsi e ridere insieme. Provenienti tutti e quattro da ambienti popolari, hanno raggiunto i loro obiettivi professionali: Alex e Jeff hanno creato una piccola società di stampa sportiva che va bene,
Antoine è professore di educazione fisica in un grande liceo parigino, Manu ha una rosticceria-salumeria che è sempre piena. Quella primavera, una serie di quegli eventi forti che costellano la vita di ogni uomo - la morte di un padre, l’infedeltà di una donna, il matrimonio di una figlia – li colpisce e li riavvicina ancor di più. Messi a confronto con situazioni che non riescono a padroneggiare, si confidano, si spiegano, si aiutano, si affrontano, si rimettono in discussione. Il loro rapporto con le donne è al cuore di ogni loro problema, di ogni loro conversazione, di ogni loro conflitto. Credevano che il loro equilibrio si basasse sul loro successo sociale e le loro gioie di padri; scoprono invece che l’amore é ancora più indispensabile alla realizzazione della loro vita di uomini.
Marc Esposito, prima di questo lungometraggio, vanta la realizzazione - tra il 1989 ed il 1997 - di quattro cortometraggi in video (della durata tra i 6 ed i 9 minuti) e la stesura di alcune sceneggiature. La società di distribuzione del film in Italia, ci ha gentilmente fornito alcune dichiarazioni del regista de “Il cuore degli uomini”. Dice Esposito: “Questo è un film di attori, un film di gruppo. Tra i film che hanno suscitato la mia passione per il cinema, e per gli attori, figurano ai primi posti quelle commedie italiane degli anni ‘70 che ci facevano ridere e piangere riunendo i più grandi attori dell’epoca: Mastroianni, Gassman, Manfredi, Sordi. Con una vena più drammatica, i film di Claude Sautet come <Tre amici, le mogli e (affettuosamente) le altre> o <Una donna semplice> mi hanno ugualmente segnato. Da quei capolavori, sono trascorsi solamente due o tre decenni, durante i quali i rapporti tra uomini e donne sono cambiati ad una velocità mai vista. Le coppie degli anni 2000 non assomigliano più a quelle di Sautet o Scola. In effetti, questo ultimo quarto di secolo é stato segnato soprattutto dall’evoluzione, anzi la rivoluzione, del ruolo delle donne nella società occidentale. Inevitabilmente, il ruolo degli uomini sulla scacchiera dell’amore, della famiglia e della società ne è rimasto sconvolto. Così, in particolare gli uomini di 40-50 anni di oggi, cresciuti da madri "all’antica", con valori che risalivano alla notte dei tempi, costituiscono la prima generazione confrontata a questa rivoluzione, senza che ne fossero stati preparati in alcuna maniera. Questi uomini si trovano a dover risolvere problemi che i loro padri non conoscevano, a fare delle scelte secondo nuovi parametri che regolano la loro vita sentimentale e sociale. <Il cuore degli uomini> è un film d’amore e di amicizia che tratta di questi cambiamenti. Voglio realizzare una commedia realistica su questi uomini "antichi" confrontati a queste donne "nuove". Grazie a loro, questi uomini scopriranno, alla svolta della loro vita che la chiave della felicità non sono né il potere, né i soldi, né la riuscita sociale, ma l’amore”. (…) “Ho scritto molte sceneggiature senza l’intenzione di metterle in scena, ma appena ho pensato a <Il cuore degli uomini>, ho avuto voglia di realizzarlo io stesso. E nessuno si è stupito: siamo in un paese in cui è evidente a tutti che un autore realizzi i propri film! Nel mio caso, è vero che c’è una certa logica nel realizzare un film dopo aver passato vent’anni della sua vita a vedere dei film, a riflettere e a scrivere sul cinema, a incontrare attori e registi. I miei vent’anni di giornalismo nel cinema mi hanno, credo, preparato bene a questa entrata in azione”. (…) “Ho innanzitutto definito approssimativamente i quattro personaggi principali, i loro lavori, la loro famiglia, i loro problemi, dopodiché ho scritto le scene una dopo l’altra, compresi i dialoghi, senza piani prestabiliti, secondo l’ispirazione. La mia preoccupazione principale, ad ogni stesura (ce ne sono state 12), era di mantenere un equilibrio fra i quattro ruoli. Ci tenevo che i quattro personaggi avessero un numero simile di scene, di battute, di tempo sullo schermo. E’ stata la difficoltà maggiore di questo progetto. Non volevo che ci fossero ruoli principali e secondari”. (…) “Ho voluto usare sempre due macchine da presa: volevo che tutti gli attori presenti sul set fossero sempre inquadrati da una telecamera, che fossero costretti a recitare di continuo, senza mai dovere recitare una battuta fuori campo. Dal momento che giravamo molto in piani sequenza, per intere scene, dovevano essere molto concentrati. Ero convinto che questo dispositivo a due macchine da presa sarebbe piaciuto agli attori, che li avrebbe messi a proprio agio – e per me era l’essenziale. Quando ci sono due telecamere, è come se non ce ne fossero più, gli attori recitano veramente insieme. Avevano delle raffiche di testo, delle lunghe scene in cui tutto doveva combaciare bene, era difficile, ma a loro è piaciuta la difficoltà. Maggiore è il tempo tra <Motore!> e <Stop!>, maggiore è la felicità degli attori. Volevo che ogni giorno fossero felici di far parte di questo film, della propria professione, di ritrovarsi per recitare”.
In conclusione, mi sento di dire a titolo personale - agli amici di questo sito - che “Il cuore degli uomini” non può passare inosservato agli appassionati del cinema transalpino e di quel cinema che fa della leggera introspezione psicologica (e non dell’azione a tutti i costi e degli effetti speciali) la sua ragione di vita. Una ragione dettata dall’amore per la macchina da presa e per i piccoli “movimenti” del cuore e della mente dinanzi a quella macchina.














