Una visione Differente

Incantesimo Napoletano

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Nella storia del cinema italiano, Napoli occupa senz'altro una posizione centrale. E' una città in cui talvotla il tragico e il comico si fondono dando origine al grottesco. Ma si può descrivere bene una realtà difficile anche affidandosi al registro della commedia. Lo aveva capito De Sica, che girò L'ORO DI NAPOLI, IERI, OGGI E DOMANI, MATRIMONIO ALL'ITALIANA, e, addirittura, ambientò a Napoli un film molto ambizioso e molto Zavattiniano: IL GIUDIZIO UNIVERSALE. Certo, pensando ai film che ho citato viene subito in mente Sofia Loren. Ma come dimenticare Totò, Eduardo (il quale, però, fu grande soprattutto nel teatro) Troisi, Francesco Rosi, o, per essere più attuali, Mario Martone e Pappi Corsicato, che fra l'altro hanno firmato insieme I VESUVIANI? Sicuramente ne ho dimenticati molti.

Non sempre, però, Napoli viene descritta superando gli stereotipi . Ad esempio, COSI' PARLO' BELLAVISTA è senz'altro un film divertente ma scade spesso nel facile folclore. L'anno scorso, invece, usc` un film che metteva alla berlina l'integralismo napoletano, ossia quel razzismo al contrario che nel film è indirizzato soprattutto verso la città da sempre rivale, Milano. Ovviamente sto parlando di INCANTESIMO NAPOLETANO, il film del 2002 diretto a quattro mani da Luca Miniero e Paolo Genovese. Lo spunto è sicuramente la cosa più riuscita: si racconta la storia di Assuntina Aiello, figlia di un pescivendolo e di una casalinga, entrambi napoletanissimi, che cresce come un'autentica bambina milanese. Non solo osa pronunciare come prima parola "mami" anziché "mammà", si spinge oltre rifiutando il babà e la pastiera in favore del panettone e del riso. E questo sarebbe niente: anche il suo accento e il suo cervello sono in tutto e per tutto lombardi. Il padre, disperato, le prova tutte per trasformare la bambina in una napoletana doc: dalla benedizione con l'acqua del mare alla terapia con un foniatra...ci riuscira'? All'origine del film c'è un omonimo cortometraggio del 1998, e si vede. Per questo motivo INCANTESIMO NAPOLETANO non può dirsi del tutto riuscito: è percepibile l'obbligo di "gonfiare" la storia solo per accumulare minuti. Ci sono però alcuni aspetti per cui questo film, tutto sommato, merita di essere visto. La regia, per esempio. La storia viene narrata non solo dalla stessa Assuntina ormai ottantenne, ma anche da due zii integralisti dediti al rito quasi sacro del ragù, una coppia di insatancabili "trombatori", e tanti altri personaggi che magari fanno solo una comparsata, ma guardando in macchina esprimono i loro giudizi e conferiscono al film una vera coralità. Sulla sceneggiatura, oltre alla palese operazione del "gonfiamento", vi è da dire che gli svuluppi della storia non sono banali ma neanche felicissimi come l'idea iniziale. Ma il terzo punto di forza del film sta nella recitazione di Gianni Ferreri (era il papà del piccolo Silvio Orlando in AUGURI PROFESSORE) e Marina Confalone, quest'ultima premiata con il David di Donatello. E se lo meritava: una grande interprete eduardiana come lei era sprecata nelle vesti di sguattera del professore Bellavista!

La frase: "Credimi, Gesù, tu le donne non le hai ancora salvate!".

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"Il cinema sostituisce ai nostri sguardi
un mondo che si accorda coi nostri desideri."

Andrè Bazin