Ci eravamo già entusiasmati – come cinefili e come italiani – quando, alcuni mesi fa, la Rai trasmise in prima serata il bellissimo film I CENTO PASSI, facendolo seguire da un sacrosanto special sulla figura di Peppino Impastato (a tale proposito, si legga lo speciale CENTO PASSI DA GIGANTE).
Ora, per la seconda volta in un anno, la televisione abbandona il minimalismo deteriore ed il facile sociologismo con cui certe fiction tentano di descrivere la nostra società , e dà spazio ad un’opera che coniuga delle riflessioni sulla nostra storia recente e una grande qualità artistica, dai tempi televisivi ma dal cuore squisitamente cinematografico.
Di cosa stiamo parlando? Ma de LA MEGLIO GIOVENTU’, ovviamente: il film per la televisione diretto da Marco Tullio Giordana e sceneggiato da Rulli e Petraglia, di cui Raiuno ha appena mandato in onda le prime due puntate (le ultime due verranno trasmesse Domenica e Lunedì prossimo). Film sicuramente pasoliniano e rigoroso, ma anche venato di ironia laddove la storia lo consente, LA MEGLIO GIOVENTU’ è uscito prima nelle sale, diviso in due atti, un po’ come accadde per NOVECENTO di Bernardo Bertolucci (1976). E se in quel film vi erano due giovani che avrebbero fatto parlare molto di sé come Depardieu e De Niro, qui ci sono Luigi Lo Cascio, Alessio Boni, Maya Sansa, Jasmine Trinca e tanti altri bravissimi attori italiani, giovani e meno giovani. Il film sta già facendo discutere molto, e questo è un merito perché, come diceva Oscar Wilde, <<la diversità di opinioni intorno ad un’opera d’arte dimostra che l’opera è nuova, complessa e vitale>>.
LA MEGLIO GIOVENTU’ si apre con un gruppo di studenti che, negli anni ’60, sono in procinto di partire per una vacanza. Ma due di loro – i fratelli Nicola e Matteo – incontrano una ragazza mentalmente disturbata che decidono di aiutare, sottraendola alla clinica in cui si cerca di curarla con metodi e mezzi brutali e riconducendola al suo paese di origine, dove vive suo padre. Le cose non andranno per il verso giusto. Questo episodio, che in apparenza sembrerà presto dimenticato, condizionerà le scelte di entrambi: Nicola deciderà di proseguire i suoi studi di medicina specializzandosi in psichiatria, e Matteo, che ha una personalità molto implosiva, sceglierà di dare un seguito al servizio di leva diventando un poliziotto (<<Avevo bisogno di regole>> confesserà successivamente). Due fratelli; due dei tanti volti di una generazione della quale noi ragazzi di oggi siamo i figli. E, sia per conoscere meglio i nostri padri, sia per plaudire al felice quanto raro matrimonio fra cinema e televisione, per una volta non dovremo fare altro che usare il telecomando.














