Come sempre, passiamo inizialmente in rassegna il cast artistico e quello tecnico.
Cast artistico: Colin Firth è Vermeer; Scarlet Johansson interpreta Griet; Tom Wilkinson veste i panni di Van Ruijven; Judy Parfitt è Maria Thins, mentre Cillian Murphy interpreta Pietre ed Essie Davis è Catharina. Tra gli altri protagonisti, sono da segnalare: Joanna Scanlan (Tanneke), Alakina Mann (Cornelia), Chris McHallem (il padre di Griet), Gabrielle Reidy (la madre di Griet), Anna Popplewell (Maertge).
Cast tecnico: regia di Peter Webber; produzione di Andy Paterson ed Anand Tucker; sceneggiatura di Olivia Hetreed (tratta dal romanzo di Tracy Chevalier); direzione della fotografia di Eduardo Serra; scenografie di Ben van Os; montaggio curato da Kate Evans; costumi di Dien van Straalen; musiche di Alexandre Desplat.
Il film, che segna il debutto di Webber alla regìa di un lungometraggio, è stato adattato per il cinema dalla sceneggiatrice Olivia Hetreed. “La ragazza con l’orecchino di perla” chiarisce il mistero di uno dei più enigmatici dipinti del grande pittore fiammingo Johannes Vermeer. La diciassettenne Griet è costretta da una disgrazia familiare ad entrare a servizio della famiglia Vermeer. Fra il maestro e la serva si stabilisce una certa intimità mentre dentro e fuori le mura domestiche crescono gelosia e scompiglio, alimentando uno scandalo che minaccia di rovinare tutti.
Ambientata nel 1665, a Delft (Olanda), la storia si apre con la diciassettenne Griet, che è costretta a lavorare dopo che il padre è rimasto accecato dall’esplosione del forno in cui cuoceva piastrelle. La ragazza va a servizio nella casa di Johannes Vermeer, ed attira l’attenzione del grande pittore. Nonostante i due siano assai distanti per educazione, cultura e condizione sociale, il maestro scopre nella giovane un’innata comprensione di luci e colori, tanto da decidere di introdurla nel mondo misterioso dei suoi quadri. Vermeer è un perfezionista e spesso impiega interi mesi per terminare una sua opera. Maria Thins, la sua suocera, ha difficoltà a mantenere l’alto tenore di vita della famiglia con i pochi guadagni ottenuti con i dipinti. Accortasi che Griet è per lui fonte d’ispirazione, prende la rischiosa decisione di lasciare che tra loro si sviluppi un rapporto clandestino. Sempre più coinvolta nella caotica vita di una famiglia cattolica retta da Catharina (la capricciosa moglie di Vermeer), e circondata da un numero di marmocchi in continuo aumento, Griet vive in una condizione precaria. La dodicenne Cornelia, una ragazzina maliziosa che vede più di quel che dovrebbe vedere, ha dei sospetti. Diviene presto gelosa di Griet ed è decisa a provocare guai. Sola, senza nessuno che la protegga, Griet deve subire le attenzioni di Pieter, un giovane macellaio locale, e del Mastro van Ruijven, il ricco mecenate di Vermeer. Intanto, Griet subisce sempre di più il fascino di Vermeer, pur non comprendendo quel che lui provi per lei. Van Ruijven, intuendo l’intimità fra il maestro e la serva, riesce abilmente a far accettare a Vermeer di ritrarre Griet, da sola. Il risultato sarà un capolavoro fra i più grandi di sempre.
Per meglio inquadrare la storia, vale la pena di conoscere meglio la figura del maestro Vermeer (1632-1675). I pochi fatti conosciuti della vita del pittore sono tratti da documenti legali (certificati di matrimonio e di nascita, contratti di vendita e note di debiti, etc.). Figlio di un locandiere, nacque nella cittadina di Delft, dove rimase tutta la vita. Nel 1653 si convertì al cattolicesimo e sposò Catharina Bolnes, cattolica di estrazione borghese. Ebbero ben undici figli. Risiedevano nella casa di Maria Thins, la madre di Catherina. Vermeer in quello stesso anno si iscrisse alla Confraternita di San Luca come maestro pittore, presumibilmente dopo aver completato un periodo di apprendistato. Abilitato alla professione di pittore, continuò anche ad occuparsi della compravendita di quadri di altri artisti di Delft, attività ereditata dal padre. Lo studio di Vermeer era al primo piano della casa di sua suocera ed è probabile che la maggior parte del suo lavoro si svolgesse qui. La morte di Vermeer nel 1675, all’età di quarantatré anni, fu dovuta forse ad infarto da stress, lasciando la famiglia indebitata. Oggi restano solo trentacinque quadri attribuiti a Vermeer.
L’autrice del romanzo da cui è tratto il film, Tracy Chevalier, è nata a Washington. Trasferitasi a Londra nel 1984, ha scritto questo romanzo mentre era incinta, terminando la stesura due settimane prima del parto, nel 1998. Il suo romanzo più recente vede protagonista, ancora una volta, una famosa opera d’arte, “La dama e l’unicorno”, ed è pubblicato in Italia da Neri Pozza. Il ritratto de “La ragazza con l’orecchino di perla” fa parte della raccolta permanente nella Mauritshuis a L’Aia, in Olanda. Si crede sia stato dipinto fra il 1665/66, ma la vera identità del soggetto rimane sconosciuta. Tracy Chevalier teneva la riproduzione in poster del dipinto nella sua camera da letto da quando aveva diciannove anni. “Una mattina me ne stavo a letto a contemplare il volto della ragazza, quando mi son chiesta come abbia fatto Vermeer per farla sembrare così, felice e triste allo stesso tempo”. Da quell’ispirazione, cominciò a scrivere. Il romanzo è frutto di fantasia ma ha il sapore dell’autenticità. L’autrice ha incontrato ed ascoltato grandi esperti d’arte che adesso parlano di Griet come se fosse esistita davvero, facendo così il complimento migliore all’opera letteraria della Chevalier. Il suo romanzo ha avuto grande successo in tutto il mondo. Dalla sua pubblicazione nel 1999 ha venduto oltre due milioni di copie.
Un cenno sui due protagonisti e sul regista del film. Colin Firth ha interpretato più di 40 film fra i quali “Il diario di Bridget Jones”, “Shakespeare in Love”, “Il paziente inglese”, “Valmont”, “Orgoglio e pregiudizio”, “Love Actually-L’amore davvero”; ora è impegnato nel seguito de “Il diario di Bridget Jones”. Scarlett Johansson è una delle nuove attrici americane più interessanti. Rivelatasi a 12 anni ne “L’uomo che sussurrava ai cavalli”, ha proseguito con “Ghost World”, “L’uomo che non c’era”, “Lost in Translation-L’amore tradotto”. Il regista, Peter Webber, ha di recente curato la regia di due drammi televisivi di successo, “Men Only” e “Stretford Wives”.
In conclusione, la difficoltà di portare sullo schermo un libro molto amato dal pubblico non è stata mai sottovalutata dalla produzione, come ci fa sapere il sempre solerte ufficio stampa della Mikado: “Leggere un romanzo è un piacere privato, il cinema è un mezzo diverso, ma milioni di lettori che avevano apprezzato il libro avrebbero tratto dal film qualcosa in più. Questa è una storia meravigliosa, misteriosa e romantica, ambientata nel XVII secolo ma oggi accessibile a tutti. Il romanzo di Tracy chiedeva di avere una sua vita sullo schermo, e non si sarebbe potuto auspicare in un gruppo più creativo, talentuoso e appassionato di quello che si è prodigato davanti e dietro la macchina da presa per farlo.”














