Una visione Differente

La rivincita di Natale

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Sono trascorsi circa quindici anni da quella notte di Natale in cui Franco (Diego Abatantuono), allora gestore di un cinema, perse duecentocinquanta milioni in una partita a poker durante la quale fu tradito dal suo ex migliore amico, Ugo (Gianni Cavina), che si era rivolto ad un professionista, l'avvocato Santelia (Carlo Delle Piane), allo scopo di gabbare Franco e rimettere in sesto le proprie finanze con la percentuale sulla vincita concordata con l'avvocato. A quella partita avevano partecipato anche Lele (Alessandro Haber), un nevrotico giornalista cinematografico, e Stefano (George Eastman), a quell'epoca proprietario di una palestra. In questi anni Franco ha saputo ribaltare la sorte, ed ora è un ricco proprietario di vari cinema, fra cui un multisala, ma il ricordo del tradimento ricevuto in quella maledetta partita continua ad ossessionarlo...

Finché un giorno, a Milano, nel corso di una festa, incontra un oncologo di Bologna che gli rivela di aver operato Lele a causa di un tumore ai polmoni. Saputo dei problemi di salute del vecchio amico, Franco decide di mettersi in viaggio ed andare a trovarlo, con l'intenzione di approfittare di questa occasione per chiedere a Lele di rintracciare Ugo e gli altri e convincere l'avvocato Santelia a concedergli una rivincita...

Questa è la trama. Alla quale bisogna aggiungere che il prequel, REGALO DI NATALE (1986), fu uno dei film di maggiore successo di Pupi Avati, che fra l'altro ebbe il merito di rilanciare due attori come Carlo Delle Piane e Abatantuono, il secondo dei quali si reinventò come attore drammatico dopo i suoi trascorsi da "terrunciello" in opere comiche non proprio esaltanti. Sicuramente, decidendo di dare un seguito a quel fortunato film, Avati ha corso dei rischi. I cinefili sanno che raramente il sequel di un bel film raggiunge lo spessore del primo capitolo, tranne alcune eccezioni, come quella del PADRINO PARTE II di Coppola, che molti addirittura preferiscono alla prima parte della saga tratta dal libro di Mario Puzo. Inoltre, in questi quindici anni Avati ha saputo s` sfornare dei bellissimi film, ma in altre occasioni ha compiuto dei mezzi passi falsi, come nel caso dell'ambizioso IL TESTIMONE DELLO SPOSO (1998).

Insomma, per i fan del vecchio film c'era qualche timore. Invece bisogna riconoscere che il regista nonché soggettista ed unico sceneggiatore, ha vinto la sua scommessa, confezionando un film piuttosto diverso dal precedente, forse meno incisivo nel registro drammatico ma addirittura più efficace in quanto a suspense ed abilità narrativa. Superfluo ma doveroso sottolineare la grande prova degli attori, alcuni dei quali, come il "grande vecchio" Carlo Delle Piane, ci piacerebbe vedere più spesso quando andiamo al cinema. Ed una notazione di encomio va rivolta anche alla ecletticità di un autore come Avati che riesce a passare da un film di ambientazione medievale, I CAVALIERI CHE FECERO L'IMPRESA (2001), ad un'opera come LA RIVINCITA DI NATALE, passando per un racconto di formazione, IL CUORE ALTROVE (vedi recensione).

La frase: "Quella partita non è ancora finita..."

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"Il cinema sostituisce ai nostri sguardi
un mondo che si accorda coi nostri desideri."

Andrè Bazin