L’AMORE FATALE è un intenso thriller psicologico sull’amore, ispirato all’omonimo romanzo di Ian McEwan, adattato per il grande schermo da Joe Penhall e girato tra Londra e la regione del Chilterns nell’autunno del 2003. La storia: un pomeriggio in campagna sfocia in tragedia quando Joe (Daniel Craig) e Claire (Samantha Morton) diventano testimoni dell’incidente che coinvolge un pallone aerostatico. Segnato da questa terribile esperienza, un altro testimone Jed (Rhys Ifans) si lega in maniera ossessiva a Joe, perseguitandolo in modo sempre più minaccioso. Jed prova per Joe un’immediata attrazione che, con il passare delle settimane, diventa sempre più intensa. All’inizio Claire è vicina alla reazione sconvolta di Joe all’incidente, ma la sua ossessione crescente riguardo alle cause dellincidente ed alle sue eventuali responsabilità, spinge il loro rapporto fino al punto di rottura. E mentre Jed diventa sempre più invadente, giungendo a pedinare Joe, tutto l’universo dell’uomo sembra sul punto di andare a pezzi. Joe scopre che Jed soffre della sindrome di De Clerembault, una forma ossessiva di delusione amorosa che abitualmente sfocia in forme violente. E mentre gli eventi procedono verso una fine ineluttabile, un grosso interrogativo investe non solo la sopravvivenza del rapporto tra Claire e Joe, ma la loro stessa vita.
La struttura vede tutte le sfaccettature dell’amore: c’è chi è innamorato, chi è oggetto dell’amore e chi è vittima dell’amore. Roger Michell si dimostra un regista maturo, lontano dal leggero “Notting Hill”, capace di movimenti di macchina che hanno descritto la delicata situazione psicologica dei personaggi almeno tanto quanto è stato fatto con le battute pronunciate dagli attori, e non è poco. Inoltre, per Michell e Penhall non era facile questa riduzione cinematografica. Ian McEwan è stato più volte riproposto sul grande schermo (ricordiamo “L’innocenza del diavolo”, “Il giardino di cemento” e “L’ambizione di James Penfield”), e lo stesso scrittore esprime le sue riserve sulle riduzioni cinematografiche (che pure hanno contribuito alla sua fama ed al suo successo, anche economico) affermando che una sceneggiatura ha circa ventimila parole ed i suoi romanzi stanno sulle novantamila; aggiungendo che è duro dover rinunciare a così tanto materiale. Invece, il regista ha spiegato che il libro di McEwan “è pieno di idee, sulla scienza, su Darwin, sull’amore degli uomini e su quello di Dio; era assolutamente importante che almeno alcune di queste considerazioni arrivassero sullo schermo”.














