Film famoso, dicevo. Sicuramente il primo in cui il cineasta ferrarese abbia affrontato in modo davvero incisivo il tema dell’incomunicabilità (seguiranno, a completare la trilogia, LA NOTTE e L’ECLISSE, sempre con la musa Monica Vitti). Però io credo che non si possa archiviare la prima parte della produzione di questo grande regista con un solo termine: incomunicabilità. Così come non si può liquidare l’ultima fase della sua produzione – quella di BLOW UP e ZABRISKIE POINT – sostenendo che si tratta di “film sull’alienazione”. Le etichette nel cinema sono sempre fuorvianti.
Per esempio, ne L’AVVENTURA, oltre al tema della difficoltà a comunicare c’è anche un accorato referto sulla sostanziale solitudine degli uomini e delle donne, e ci sono riflessioni sulla labilità dei sentimenti e sulla futilità dei modelli di vita borghesi. E, soprattutto, c’è la grande arte di un cineasta che sa creare il ritmo con il silenzio, un silenzio che a volte risulta assordante perché descrive meglio di mille dialoghi il vuoto che i personaggi si portano dentro (anzi, se c’è un punto debole nei film di Antonioni sono proprio i dialoghi, che spesso suonano artificiosi). E, sempre ne L’AVVENTURA, ci sono sequenze magistrali, che si stampano per sempre nella memoria, ed immagini bellissime, anche grazie allo splendido bianco e nero della fotografia (che è di Aldo Scavarda).
La trama. Anna – benestante figlia di un diplomatico a riposo – parte con lo yatch di un amico costruttore per una crociera. Insieme a lei, fra gli altri, ci sono l’amica Claudia e il compagno Sandro, un architetto (Gabriele Ferzetti). I croceristi sbarcano in un primo momento su uno scoglio delle isole Eolie. Il paesaggio naturale è da mozzare il fiato, ma loro al massimo ne approfittano per fare un bagno o prendere il sole, anzi Giulia, l’unica sensibile al fascino di quel posto, viene puntualmente zittita ed è ritenuta una stupida. Durante una conversazione, Anna cerca di spiegare a Sandro che vorrebbe restare da sola perché nel loro rapporto c’è qualcosa che la fa soffrire, ma lui si limita a rispondere in modo ora rassicurante ora cinico. Poco dopo, Claudia (Monica Vitti) cerca Anna ma non la trova. Così chiede a Sandro e agli altri se l’hanno vista, ma neanche loro sanno dove sia . In breve comincia una ricerca che costringe tutti a scandagliare gli anfratti di quell’isola alla quale prima erano indifferenti, ma Anna non si trova. Mentre gli altri partono per Taormina, Claudia e Sandro rimangono sull’isola e coinvolgono la polizia nelle ricerche della donna scomparsa. Ma fra loro due sta nascendo qualcosa, anche se Claudia in un primo momento non vuole ammetterlo e cerca di fingere che tutto sia ancora come quando sono partiti. Poi Claudia si innamora e cede alle insistenze di Sandro, e i due, pur proseguendo nelle ricerche, stanno insieme e si sorprendono a sperare che la scomparsa di Anna sia definitiva. Infine raggiungono Taormina, dove vengono ospitati nella lussuosa villa di Ettore, l’amico costruttore per il quale Sandro lavora. E lì, durante una notte insonne e tormentata, Claudia scopre che Sandro ora ha tradito anche lei, e scappa via piangente. Lui la insegue. Nella scena finale, è Claudia a consolare Sandro: ora sono insieme nella loro consapevolezza di essere soli.
Il film ebbe numerosi riconoscimenti, fra cui il Premio speciale della Giuria a Cannes ed il Nastro d’argento.
La Frase: "E' triste. Triste da morire!".














