Una visione Differente

Non ti muovere: il film italiano dell'anno?

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Dopo aver avuto grande successo nelle sale, è da poco uscito in noleggio “Non ti muovere”, il film che Sergio Castellitto ha tratto dall’omonimo best seller di Margaret Mazzantini, che, bisogna precisarlo, è anche sua moglie.
Messa così potrebbe sembrare l’ennesima operazione di familismo deleterio per il cinema italiano (registi che fanno recitare le mogli, i figli o i fratelli minori, oppure li assumono come sceneggiatori, giurando che l’hanno fatto solo perché sono sicuri del valore artistico degli scritturati…)
E invece no. Innanzitutto, Castellitto non è un improvvisato, ma uno degli attori presenti in alcune delle più belle opere del cinema nostrano degli ultimi anni, come “L’ora di religione” di Marco Bellocchio (vedi recensione, nda). Inoltre si era già cimentato con la regia in “Libero burro”, film del ’99, sceneggiato ed interpretato insieme alla moglie. Margaret Mazzantini, infatti, prima di diventare la scrittrice che molti apprezzano è stata anche una brava attrice. Poi bisogna considerare che l’impresa a cui si è sottoposto questo regista era davvero tosta: tradurre in immagini un libro ormai diventato un cult senza deludere i fan del romanzo, ossia una sfida simile a quelle perse, rispettivamente, dalla pur brava Comencini con “Va’ dove ti porta il cuore” di Susanna Tamaro e da Enza Negroni con la trasposiszione di “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” di Enrico Brizzi. Solo per citarne due.
Insomma, c’era già un esercito di criticoni che attendeva l’uscita nelle sale di “Non ti muovere” con il fucile spianato. Ma Castellitto, lavorando alla sceneggiatura con la stessa Mazzantini, ed optando successivamente per una regia nevrotica e lucida allo stesso tempo, è riuscito a fare, almeno a mio parere, un bellissimo film, uno straordinario esempio di cinema medio-alto che parla di drammi, passioni, solitudini, infelicità, amori e nonostante questo risulta avere lo stesso appeal commerciale di una commedia tutta da ridere. La regia non è invisibile: si agita e palpita insieme con i personaggi, eppure assolve il suo compito impietoso di dover andare fino in fondo. Emozionante anche la colonna sonora, che resucita una vecchia canzone di Toto Cutugno (l’unico uomo che è arrivato secondo pure come spermatozoo), “Gli amori”, e un bel brano dall’ultimo album di Vasco Rossi: s’intitola “Un senso” e sembra quasi scritto ad hoc per questo film. Certo, anche agli attori vanno riconosciuti molti meriti: la Gerini è efficace nei panni di una moglie bellissima ma distratta e piuttosto arida; Castellitto come interprete sa restituire magnificamente le emozioni forti; Penelope Cruz, poi, nonostante sia imbruttita dal make up è il vero gioiello del film: la sua Italia, una donna povera e fragile ma ancora capace di amare in modo assoluto, è uno di quei personaggi per i quali lo spettatore vorrebbe bucare lo schermo, entrare nel film e abbracciarli con affetto e rispetto. Ovviamente “Non ti muovere” è sconsigliato ai cinici.
Cruz e Castellitto hanno vinto i David di Donatello come migliori interpreti, ma forse questo lo sapevate già. Quello che nessuno può sapere è se, a conti fatti, “Non ti muovere” sarà il fim italiano dell’anno. I concorrenti agguerriti ci sono: ad esempio Amelio, reduce da Venezia 61 con il suo “Le chiavi di casa”, che non ha vinto il Leone d’oro ma sta emozionando il pubblico e i recensori italiani, proprio come “L’amore ritrovato” di Mazzacurati, con Stefano Accorsi e Maya Sansa, quest’ultima già protagonista di due film importanti della scorsa stagione: “Buongiorno notte” e “La meglio gioventù” (vedi l’articolo “la meglio tivù”, nda). Ed ogni cinefilo può aggiungere ulteritori e personali candidature.

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Andrè Bazin