Dimenticate il buonismo e la ruffianeria di tanti film natalizi: il Natale di questo film è un Natale al vetriolo, la storia di una partita a poker che diventa metafora dei rapporti fra gli uomini. Un bluff, una sfida, una mano persa o vinta, un’impennata d’orgoglio al tavolo da gioco sono sintomatiche del latente sadismo che si nasconde dietro le convenzioni borghesi e i rapporti di amicizia. Ma lasciamo la parola all’autore: <<Mi sono introdotto furtivamente>> - spiegò Avati - <<in quella fumosa saletta da gioco limitandomi a spiare oltre le spalle dei cinque giocatori le loro carte, ma soprattutto i pezzi della loro vita che la singolare riunione di quella notte via via proponeva>>.
Cosa aggiungere? Chapeau, maestro.
LA TRAMA. Quattro amici – Franco, gestore di un cinema; Lele, giornalista cinematografico piuttosto sfigato; Stefano, proprietario di una palestra e Ugo, snaturato padre di famiglia che si arrangia con le televendite – si ritrovano dopo tanto tempo per una partita a poker in cui intendono “spennare” l’avvocato Santelia, un attempato signore conosciuto da Ugo. E’ la notte di Natale, e la partita a poker è inquinata da vecchi rancori: Ugo, un tempo migliore amico di Franco, ha sedotto in passato la moglie di quest’ultimo, rovinando in modo definitivo un matrimonio già in crisi. Ora Ugo sembra volere ottenere il perdono di Franco fornendogli l’occasione di dividere con lui e gli altri quella che si preannuncia essere una grossa vincita ai danni dell’avvocato, giocatore piuttosto sprovveduto. Ed infatti Franco vince una mano dopo l’altra, Santelia sta ormai perdendo un patrimonio, ma all’improvviso la fortuna sembra girare bruscamente dalla sua parte…














