Respiro, scritto e diretto da Emanuele Crialese, è stato uno dei film italiani più interessanti della scorsa stagione, al punto di vincere a Cannes 2002 il premio della Semaine de la Critique. Ed il passaparola degli spettatori ha funzionato, sicché quest’opera piuttosto rara nel panorama del nostro cinema è stata riproposta nelle sale anche nel 2003. Quindi – per chi non lo avesse ancora visto – credo che non sarà difficile imbattersi in RESPIRO durante l’estate, magari nelle rassegne di cinema all’aperto, o in quelle sale che nelle bella (e quest’anno fin troppo calda) stagione ripropongono alcuni dei film che hanno riscosso maggiore interesse durante l’inverno.
Il film è ambientato a Lampedusa, e credo che a tutti, dopo averlo visto, verrà voglia di farci una capatina. Tuttavia non si può definire oleografica la rappresentazione che Crialese ha fatto dell’isola, anzi, ci troviamo di fronte ad un film che è un vero e raffinato racconti per immagini, e in alcuni momenti – anche per la scelta di lesinare sui dialoghi – ricorda la capacità visionaria del migliore Antonioni. E se il regista de L’AVVENTURA ci parlava dell’incomunicabilità, qui Crialese narra in modo moderno la storia di una donna che una comunità dagli schemi rigidi considera pazza solo perché è diversa. Grazia diventa quasi un’anticipatrice dell’emancipazione femminile. Ella vuole partecipare alle conversazioni degli uomini, difendere il suo diritto a fare un giro in barca o un bagno in topless senza essere condannata per quelle che, tutto sommato, sono solo delle genuine manifestazioni della sua fragilità e della sua incontenibile vitalità.
Bellissime le riprese subacquee che si fondono perfettamente con il tema musicale vagamente pinkfloydiano. E la regia di Crialese è davvero superlativa, anche e soprattutto nel dirigere gli attori, molti dei quali non sono professionisti, tranne la brava Valeria Golino . Grazie all’abilità di questo cineasta neanche quarantenne il racconto raggiunge dei livelli di verosimiglianza e credibilità altissimi, e ci disintossica dalla banalità – sia narrativa che visiva – delle fiction che abbondano sul piccolo schermo. E vai!
La Frase: "Ma chi ti credi di essere, Patty Pravo?"














