Una visione Differente

Respiro

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Grazia si spoglia perché vuole sentire il mare sulla pelle. Grazia gira avviluppata in una rete da pesca, come la bambola della canzone di Patty Pravo che le piace tanto. Grazia non sopporta la violenza e libera i cani perché almeno loro possano godersi la bellezza di un’isola inquinata dalle convenzioni …Ma cosa succede? Grazia devi correre, devi scappare! Dicono che sei pazza e vogliono ricoverarti a Milano. Fuggi Grazia, e non avere paura, tuo figlio Pasquale ti nasconderà in una bellissima grotta come se fossi un tesoro, il tesoro della tua isola. Sta’ tranquilla Grazia, ora non possono più separarti dalla tua isola, e dopo che i falò avranno bruciato i pregiudizi degli uomini, tutti verranno a stare con te sott’acqua, dove una vita diversa è possibile, e mille braccia, e mille gambe, si muovono al ritmo del respiro del mare.

Respiro, scritto e diretto da Emanuele Crialese, è stato uno dei film italiani più interessanti della scorsa stagione, al punto di vincere a Cannes 2002 il premio della Semaine de la Critique. Ed il passaparola degli spettatori ha funzionato, sicché quest’opera piuttosto rara nel panorama del nostro cinema è stata riproposta nelle sale anche nel 2003. Quindi – per chi non lo avesse ancora visto – credo che non sarà difficile imbattersi in RESPIRO durante l’estate, magari nelle rassegne di cinema all’aperto, o in quelle sale che nelle bella (e quest’anno fin troppo calda) stagione ripropongono alcuni dei film che hanno riscosso maggiore interesse durante l’inverno.
Il film è ambientato a Lampedusa, e credo che a tutti, dopo averlo visto, verrà voglia di farci una capatina. Tuttavia non si può definire oleografica la rappresentazione che Crialese ha fatto dell’isola, anzi, ci troviamo di fronte ad un film che è un vero e raffinato racconti per immagini, e in alcuni momenti – anche per la scelta di lesinare sui dialoghi – ricorda la capacità visionaria del migliore Antonioni. E se il regista de L’AVVENTURA ci parlava dell’incomunicabilità, qui Crialese narra in modo moderno la storia di una donna che una comunità dagli schemi rigidi considera pazza solo perché è diversa. Grazia diventa quasi un’anticipatrice dell’emancipazione femminile. Ella vuole partecipare alle conversazioni degli uomini, difendere il suo diritto a fare un giro in barca o un bagno in topless senza essere condannata per quelle che, tutto sommato, sono solo delle genuine manifestazioni della sua fragilità e della sua incontenibile vitalità.
Bellissime le riprese subacquee che si fondono perfettamente con il tema musicale vagamente pinkfloydiano. E la regia di Crialese è davvero superlativa, anche e soprattutto nel dirigere gli attori, molti dei quali non sono professionisti, tranne la brava Valeria Golino . Grazie all’abilità di questo cineasta neanche quarantenne il racconto raggiunge dei livelli di verosimiglianza e credibilità altissimi, e ci disintossica dalla banalità – sia narrativa che visiva – delle fiction che abbondano sul piccolo schermo. E vai!

La Frase: "Ma chi ti credi di essere, Patty Pravo?"

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"Il cinema sostituisce ai nostri sguardi
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Andrè Bazin