La sinossi del film. La pellicola della Agrelo è uno sguardo appassionante nelle vite dei bambini di alcune scuole pubbliche di New York che si avventurano nel mondo della danza sportiva, ovvero delle gare di balli da sala tradizionali e latinoamericani, rivelando nel corso di questa esperienza le più svariate parti di se. Vista dalla loro ottica, candida ed a volte esilarante, la preparazione alla gara di ballo finale, li trasforma da comuni ragazzini di città in "dame e gentiluomi".
Il film-documentario esplora l'incredibile diversità culturale che rappresenta la vera anima di New York. Marilyn Agrelo, al suo debutto con un lungometraggio, segue alcuni bambini che frequentano la prima media in tre diverse scuole pubbliche della grande metropoli americana. All'età di undici anni i ragazzi sono in una fase estremamente dinamica della vita, quando ancora non si è abbandonata l'innocenza infantile ma, allo stesso tempo, diventare l'adolescente più "cool" non è in contrasto con l'imparare a ballare il merengue, la rumba, il tango, il foxtrot e lo swing.
Gli allievi della scuola pubblica numero 150 di Tribeca si esprimono in maniera articolata, sono intellettualmente svegli e abituati ad esperienze di tipo multiculturale. La classe che li ha preceduti ha portato la scuola alle semifinali della gara, ma non è riuscita ad arrivare alle finali. La squadra di quest'anno spera di creare un precedente e di portare a casa il primo premio.
La scuola pubblica numero 115 di Washington Heights è frequentata da bambini in uniforme che studiano in aule austere. Ciò che economicamente manca a questo quartiere di poveri immigrati della Repubblica Dominicana, è compensato dalla sua vivacità culturale, dal suo colore e dal gusto per la vita dei suoi abitanti. L'anno scorso la squadra ha ottenuto l'oro, ma non è riuscita ad aggiudicarsi il gigantesco trofeo per il primo posto. Oggi sono determinati a tornare alla carica e prendersi tutto.
Bensonhurst, a Brooklyn, che ospita la scuola numero 112, è un quartiere popolato per metà da immigrati di origine italiana e per metà da asiatici. Questi ragazzini, che con entusiasmo e partecipazione si avvicinano ai balli da gara, ci regalano momenti di grande comicità. Genitori e amici girano intorno a questi ragazzi esuberanti ricordandoci cosa è veramente importante nella vita.
Le scene delle loro esercitazioni, delle prove, dei discorsi di incoraggiamento, insieme agli episodi più intimi e alle azioni vivaci delle gare emozionanti, offrono uno sguardo ravvicinato sulle vite di questi bambini ricchi di aspettative, e delle loro famiglie.
Questi ragazzini convivono con la complessità di crescere nella metropoli, e quando si presenta loro la possibilità di fare qualcosa fuori dal comune sono pronti a cogliere l'occasione. Festoso e ricco di emozioni il film celebra queste esistenze complesse e ci ricorda come era la vita quando tutto era ancora possibile.
Il cast, come accennato, è composto da insegnanti ed allievi della Scuola Pubblica 150 di Tribeca, della Scuola Pubblica 112 di Bensonhurst a Brooklyn e della numero 115 di Washington Heights.
La musica del film assume grande importanza. I brani musicali di questo documentario, caratterizzati da una grande ricchezza di elementi contrastanti, fungono da canale di comunicazione tra una generazione e l'altra, tra una cultura e l'altra, grazie ai contributi di Peggy Lee, Frank Sinatra, Della Reese, Bobby Darin, The Glenn Miller Band, Lucia Mendez, Pochy Familia, etc.
In conclusione, alcune dichiarazioni della regista e co-produttrice: "Amy Sewell mi ha proposto quest'idea nell'estate del 2003. Nonostante ci conoscessimo da molti anni, le nostre vite indaffarate s'incrociavano soltanto di rado. Mi sono fatta subito coinvolgere dalle descrizioni della sua straordinaria esperienza con la squadra di ballo di Tribeca. La sua passione, l'eccitazione e il suo entusiasmo mi hanno contagiata. (...) Durante i primi incontri per discutere del film, ho suggerito di allargare il nostro racconto ad altre scuole, anziché limitarci ad una soltanto, in maniera da poter sfruttare meglio l'incredibile diversità offerta da questa città. Ciò che mi interessava di più della storia che ci preparavamo a raccontare, era il contrasto tra bambini provenienti da realtà socio-economiche così diverse, e da quartieri eterogenei. Poiché mi ritengo una newyorchese verace, ho approfittato subito della possibilità di realizzare un film che sarebbe stato una dichiarazione d'amore per New York. Questa storia è unica per la nostra città, e lo sfondo urbano è uno dei protagonisti. La mia idea era quella di creare dei ritratti della città che avrebbero fatto da cornice alle sequenze, ricordando sempre al pubblico il paesaggio in cui vivono questi ragazzi. Abbiamo lavorato ininterrottamente per trovare nuovi modi per catturare le sensazioni, le prospettive, i sapori, e le personalità dei diversi quartieri che stavamo esplorando, e le loro particolari sfumature. (...) La scuola di Brooklyn è per molti versi la più pura. Questi ragazzini sembrano essere quelli meno influenzati dal mondo esterno. Provengono da famiglie di operai e abbiamo trovato nella loro onestà e nella loro dolce innocenza qualcosa di veramente bello, per non parlare delle situazioni buffissime che ci offrivano senza neanche farlo apposta. Sono nata a Cuba, e i bambini di origine dominicana mi commuovevano in maniera profonda. Anche se non sono cresciuta nel duro ambiente urbano che rappresenta il loro mondo, moltissimi aspetti della loro cultura e in special modo gli stretti rapporti familiari, mi sono ben noti. (...) Ognuno di noi è stato toccato in mille modi dalla realizzazione di questo film. E' stato un privilegio essere ammessa ad assistere a tutte queste vite in maniera così incondizionata. E non credo di aver mai riso così tanto in vita mia".
In conclusione, meritano una menzione la splendida fotografia di Claudia Raschke-Robinson (già molto accreditata nell'affascinante mondo del documentario) e l'accuratissimo montaggio di Sabine Krayenbuhl. Insomma, uno splendido documentario tutto al femminile.














