Ed è un salto con l'asta quantomai spericolato quello che compie la nostra GIOSTRA, abbandonando la Bologna degli anni venti e catapultandosi nella Torino dello scorso decennio, gli anni novanta. Tuttavia, come Nello Balocchi - che contro il volere del preside della sua scuola insegna le opere di Lucrezio ai suoi studenti - anche Walter si lascia guidare da alcuni autori (il più citato nel film è Nietzsche) come se fossero dei numi tutelari.
Walter è uno studente ventitreenne a dir poco fuori corso che vive con disagio il suo tempo. Potrebbe essere proprio lui il protagonista di quella canzone della colonna sonora del film (tutta rigorosamente C.S.I.)il cui testo recita <<non studio non lavoro non guardo la tv/ non vado al cinema non faccio sport...>>. E' figlio di un operaio che nonostante sia di sinistra non è poi tanto diverso dai soliti padri che fanno prediche e poi scopano di nascosto coi travestiti (è una delle scene più tragicomiche del film) e di una donna malata di nervi che, a detta del suo psichiatra, <<socializza>>, ma non certo con suo figlio. L'unica persona della famiglia con cui Walter ha un ottimo rapporto è sua zia (una Caterina Caselli ancora brava e giovanile) che gli procura i biglietti per i concerti di Iggy Pop ma soprattutto sa ascoltarlo. Infatti proprio a lei Walter confida di essere vergine, mentre le statistiche dicono che i giovani della sua generazione fanno sesso sfrenato già durante l'adolescenza. E fra un anno di servizio civile e un paio di esami falliti all'università, fra giovani filosofi che domani si trasformeranno in politici e forse dopodomani saranno pronti ad intascare bustarelle, passando attraverso le prime esperienze lavorative puntualmente sottopagate, anche per Walter arriva la famosa "prima volta", nel modo più inaspettato e forse proprio per questo migliore. Adesso non è più vergine, ma in fondo cosa è cambiato?
TUTTI GIU' PER TERRA è uno di quei film che secondo me fanno molto bene al cinema italiano, ma il discorso può essere allargato al cinema in gnerale. Ferrario non racconta una delle solite "crisi generazionali" ma una storia di oggi che va al di là delle facili categorie da sociologismo, fra le quali c'è sistematicamente quella del cosiddetto "disagio giovanile", spesso strumentalizzata. Ma si tratta di un bel fim anche dai punti di vista tecnico ed estetico: la regia ed il montaggio sono incalzanti, dinamici e si sposano bene con le musiche, ma hanno anche l'abilità di fermarsi sempre un attimo prima di scadere nel videoclip. E poi c'è la buona interpretazione di Valerio Mastandrea (se si pensa che lo ha lanciato Maurizio Costanzo, viene quasi volgia di perdonare al conduttore baffuto i suoi orrori televisivi domenicali).
Una menzione speciale va poi fatta per Carlo Monni, che era la spalla di Benigni ai tempi di BERLINGUER TI VOGLIO BENE e, trent'anni dopo, si dimostra ancora capace di ironia.
La Frase: "Guarda te che animali stronzi c'è in giro in questo momento storico!".














