Nonostante tutto, quando il cinema italiano faceva ancora scuola ed era un lusso sempre per la stessa cerchia di autori ( e qui sognante con lo sguardo rivolto al cielo mi verrebbe da dire…i bei tempi non finiscono mai…) almeno non era un'industria nel senso americano del termine.
Un esempio palese sta in quei film italianissimi che escono nel periodo natalizio e che parlano magari di "vacanze" ma per correttezza non voglio citare alcun nome.
La deframmentazione del senso stesso di opera si riduce al mescolare sempre le stesse carte da gioco sperando che alzando il mazzo esca perlomeno "denari"…
Tutto questo per avvicinarmi al discorso dell'ultimo Festival di Venezia, l'edizione numero sessanta, dove con il presidente Monicelli, il quale sarà sicuramente arrabbiato quanto me di non vedere più una sua grande opera come "Bertoldo Bertoldino e Cacasenno" in nessun passaggio televisivo o neanche citato tra i film interpretati da Sordi. Certo non è un blockbuster, tutti si ricordano "L'armata Brancaleone", ma serve a qualcosa piangersi addosso?
Forse è per questo suo stato di insofferenza che ha vinto un autore russo o magari è proprio il periodo russo (anche se non siamo in Ottobre) e lo si vede perfino nel mondo del calcio, ma non è certo il mio campo…da gioco...!
Non spendo più parole né per i vincitori né per i vinti, anche perché considero chi va a Venezia già un vincente e poi per il semplice fatto di non aver alcuna voce in capitolo non avendo ancora visto nessuno dei film in concorso alla mostra.
Posso e devo però urlare come un cantante Metal, contro un'orrenda situazione a cui ha assistito alla tv.
Tutte le notti, al resoconto del Festival guidato da Marzullo sulla rai, si parlava di cinema, di film, di vecchi e nuovi autori e delle leggi sul mondo della cinematografia…ma una sera è stato lanciato un servizio sui cortometraggi presentati a Venezia da chi il cinema lo ha sempre vissuto nelle proprie mura domestiche.
Il sonnambulo Gigi, ha lanciato la clip dicendo: "e ora il cinema fatto dai figli di", non so se il filmato sia subito partito per troncare di netto il finale della frase, spero di si, anche da giovane autore che sa di non poter mai arrivare a presentare alla mostra neanche due minuti di corto, anche perché quello digitale è considerato dai festival non di serie B, ma almeno U, V o magari anche Z!!!
Vi lascio allora con una domanda, partendo da tutti i film che avete visto nella vostra vita e che continuate a vedere: davvero solo il corto digitale è fatto da zuzzurelloni che con una telecamera e un computer si inventano autori?














