Lo avevo promesso alcuni articolo fa e finalmente ecco l’interessante intervista agli amici di ALTROCINEMA.it (Non ruberò altre righe a questo spazio anche perché l’intervista è già ampia di per se, ciò non vuol dire che essa non sia degna di nota, anzi, la sua lunghezza testimonia il fatto che per meglio espletare certi concetti, il discorso ha bisogno di un ampio respiro):
Come e da cosa nasce il bisogno e l'idea di ALTROCINEMA? Nasce in primo luogo per desiderio di ricerca e di approfondimento, per
condividere metodi, percorsi e proggettualità da applicare a un'idea di cinema - ma più in generale di prodotto audiovisivo - che sia strumento di arricchimento e crescita individuale e sociale. Altrocinema non è
intrattenimento, è in qualche modo un cinema "necessario", per questo al
nome accostiamo gli aggettivi "libero, indipendente, sperimentale, d'autore,
sociale, documentario". Il progetto è complesso e articolato, ed ha lo scopo dichiarato di incidere nella realtà sociale e nel triste
panorama della comunicazione e dell'informazione del nostro Paese, insieme a tante altre realtà che si stanno impegnando in questo senso. Invito tutti quelli che condividono questa visione a visitare il nostro sito e a scaricarsi lo statuto della nostra associazione.
Quanto e quale riscontro di pubblico avete?
A livello web, circa 3-4000 contatti unici al mese di media, che a volte aumentano considerevolmente quando pubblichiamo materiali audiovisi legati all'attualità , come ad esempio le recenti interviste che abbiamo realizzato
durante le manifestazioni contro la legge Moratti sulla scuola. Ma l'attività legata al sito è solo una parte del nostro progetto: ci sono gli allievi dei nostri corsi, il pubblico delle iniziative culturali che realizziamo, i frequentatori della nostra mediatica, i tanti autori indipendenti che ci inviano materiale e ci presentano il loro lavoro...
Quanta libertà di espressione c'è in Italia?
Diciamo che individualmente questa libertà per il momento l'abbiamo ancora, non possiamo
non renderci conto però di quello che è successo e sta succedendo alla Rai, il tentativo di bloccare gli spettacoli di Dario Fo, la progressiva occupazione, ben oltre la vecchia lottizzazione, degli spazi di informazione
e di intrattenimento da parte dell'attuale maggioranza e dei suoi "portavoce", il controllo del mercato pubblicitario che strangola i
giornali, la vergognosa legge sulle televisioni che sta per essere riapprovata dopo la bocciatura di Ciampi...Insomma, non ci sono le camicie nere, e neanche ci saranno, ci stanno
semplicemente portando via pezzettini di libertà a poco a poco, attraverso il controllo dell'informazione, la persuasione di mezzi di comunicazione potenti e invasivi. E' un processo sottile e indolore, altro che olio di ricino. Se vogliamo raccontarla con una metafora cinematografica, potrei citarti "Essi vivono", di Carpenter...
La nuova legge sul cinema ha aperto un lungo dibattito, la vostra opinione?
La legge sul cinema va nella stessa direzione di tutte le leggi che questo governo sta realizzando. Parlo delle leggi sull'informazione,
scuola, la ricerca: mercato, liberismo, niente regole, niente tutele, e avanti tutta con il conflitto di interessi. Ci riempiono la testa di parole come qualità , impresa, mercato, come se la cultura, la formazione, l'informazione fossero merce, anziché civiltà , progresso e libertà . Abbiamo dei bottegai al governo è il risultato è la nostra lenta ma inesorabile
morte culturale e civile.
Ormai la comunicazione ci impone il NON pensare e la passività , con cosa abbattere questo muro?
Dobbiamo dare il segnale che non intendiamo più regalargli il nostro pensiero, la nostra attenzione, il nostro tempo. Non fidiamoci più di quello che ci dicono, facciamoci più domande, sviluppiamo la nostra creatività e nostra la fantasia, senza subire quella programmata per noi da potenti uffici marketing. Non compriamo i prodotti pubblicizzati. Spegniamo la televisione. Stracciamo la tessera di Blockbuster. Andiamo ai festival,guardiamoci un documentario, cerchiamo su internet altre voci, altre notizie. Il contrario di passività è attività , costa fatica ma rende liberi.
Creare un cinema sociale, un utopia o una consapevolezza?
Iil cinema sociale esiste, è sempre esistito. A partire dal neorealismo, a tutto il filone del cinema di impegno politico degli anni '60 e '70. Poi gli anni '80 e la loro onda lunga hanno
spazzato via gran parte di questa ricchezza, anche per un insufficiente ricambio generazionale. D'altra parte la generazione precedente aveva Vittorio De Sica, a noi è toccato Christian De Sica... Perciò non parlerei
di utopia, anzi al contrario di una perdita di quella consapevolezza e di quei valori perché un cinema di contenuto sociale (che è necessariamente anche critico dal punto di vista politico) possa oggi sostenersi, cioè
essere prima prodotto, poi distribuito e visto. E qui torniamo al mercato, che tutto regola e tutto decide. Pensi che il film sul mobbing della
Comencini riesca a farsi largo tra i vari Could Montain? L'enorme diffondersi di pratiche come quelle del mediattivismo nascono proprio da
un'esigenza vitale e profonda di sviluppare un cinema sociale (un cinema di tanti per tanti, secondo l'utopia Zavattiniana), che sia in primo luogo libera informazione, strumento di analisi e di critica, ma che in qualche modo risponde anche alla forte richiesta di un pubblico orfano di questi contenuti.
Il cinema indipendente è sommariamente considerato di serie B, come volete colmare questo divario, che purtroppo lo rende inaccessibile alla massa?
E' inutile continuare a rivendicare spazi che l'industria dell'intrattenimento e della persuasione non concederà mai. Sul fronte della
distribuzione sono molto ottimista: parlo di banda larga, reti peer to peer, supporti digitali. Il cinema "minore" non si vedrà mai più nei cinema, ma si potrà scaricare da internet o sarà distribuito con DVD e VideoCD. Se proprio vogliamo la cara vecchia sala cinematografica, che almeno questa sia
fornita di un buon videoproiettore, attaccato a un PC collegato a internet.
Un documentario sulla persecuzione del popolo Rom che abbiamo messo in libero download sul sito è stato scaricato 200 volte in un paio di settimane. Se questo lavoro poi viene a sua volta messo in circolo da chi l'ha
scaricato ecco che il pubblico si moltiplica in modo esponenziale. A breve, si potrebbe provare ad adottare forme di remunerazione degli autori
attraverso formule simili a quelle del software shareware. Sul fronte delle risorse per la produzione invece, qui ci sono grossi problemi. Finché non si sarà sviluppato un "altromercato" della produzione audiovisiva, difficilmente qualcuno investirà in produzioni indipendenti, e non potremo andare oltre le microproduzioni, spesso individuali. La rivoluzione digitale
è stata senza dubbio decisiva per il cinema indipendente, ma ora occorre andare oltre una certa mistificazione che considera la democrazia digitale come l'opportunità e il potere individuale di fare e dire delle cose. Il
risultato è che siamo sommersi da tonnellate di produzioni di ogni tipo e da centinaia di autori ognuno dei quali vuole emergere e mostrare il proprio lavoro, e per paradosso è proprio la quantità a limitare l'accesso ai contenuti, a meno di avere ore e ore al giorno da dedicare a questo. Occorre iniziare ad essere più selettivi, fare meno cose e farle meglio, e
soprattutto unire risorse economiche e umane per sviluppare produzioni più impegnative, di maggiore qualità . Sono sicuro che il resto verrà de sé.
Se guardate il futuro senza di voi?
Per quelle persone che ci seguono, un po' più povero...
Invece il vostro futuro?
Ci aspetta un lavoro faticoso, non solo a noi, ma a tutte quelle realtà che come noi sentono si sono impegnate a cambiare questo stato di cose. Fateci gli auguri.
Noi gli AUGURI glieli facciamo con immenso piacere…Ringrazio MAX FRANCESCHINI dell’Associazione ALTROCINEMA per le risposte fornitemi, spero vivamente che l’approfondimento culturale giovi a tanti di voi…Esistono tanti occhi che guardano il cinema e di conseguenza tante altre menti lo pensano e le idee sono le più disparate, è per questo che bisogna sempre confrontarsi ed ascoltare tutte le campane…!
Come e da cosa nasce il bisogno e l'idea di ALTROCINEMA? Nasce in primo luogo per desiderio di ricerca e di approfondimento, per
condividere metodi, percorsi e proggettualità da applicare a un'idea di cinema - ma più in generale di prodotto audiovisivo - che sia strumento di arricchimento e crescita individuale e sociale. Altrocinema non è
intrattenimento, è in qualche modo un cinema "necessario", per questo al
nome accostiamo gli aggettivi "libero, indipendente, sperimentale, d'autore,
sociale, documentario". Il progetto è complesso e articolato, ed ha lo scopo dichiarato di incidere nella realtà sociale e nel triste
panorama della comunicazione e dell'informazione del nostro Paese, insieme a tante altre realtà che si stanno impegnando in questo senso. Invito tutti quelli che condividono questa visione a visitare il nostro sito e a scaricarsi lo statuto della nostra associazione.
Quanto e quale riscontro di pubblico avete?
A livello web, circa 3-4000 contatti unici al mese di media, che a volte aumentano considerevolmente quando pubblichiamo materiali audiovisi legati all'attualità , come ad esempio le recenti interviste che abbiamo realizzato
durante le manifestazioni contro la legge Moratti sulla scuola. Ma l'attività legata al sito è solo una parte del nostro progetto: ci sono gli allievi dei nostri corsi, il pubblico delle iniziative culturali che realizziamo, i frequentatori della nostra mediatica, i tanti autori indipendenti che ci inviano materiale e ci presentano il loro lavoro...
Quanta libertà di espressione c'è in Italia?
Diciamo che individualmente questa libertà per il momento l'abbiamo ancora, non possiamo
non renderci conto però di quello che è successo e sta succedendo alla Rai, il tentativo di bloccare gli spettacoli di Dario Fo, la progressiva occupazione, ben oltre la vecchia lottizzazione, degli spazi di informazione
e di intrattenimento da parte dell'attuale maggioranza e dei suoi "portavoce", il controllo del mercato pubblicitario che strangola i
giornali, la vergognosa legge sulle televisioni che sta per essere riapprovata dopo la bocciatura di Ciampi...Insomma, non ci sono le camicie nere, e neanche ci saranno, ci stanno
semplicemente portando via pezzettini di libertà a poco a poco, attraverso il controllo dell'informazione, la persuasione di mezzi di comunicazione potenti e invasivi. E' un processo sottile e indolore, altro che olio di ricino. Se vogliamo raccontarla con una metafora cinematografica, potrei citarti "Essi vivono", di Carpenter...
La nuova legge sul cinema ha aperto un lungo dibattito, la vostra opinione?
La legge sul cinema va nella stessa direzione di tutte le leggi che questo governo sta realizzando. Parlo delle leggi sull'informazione,
scuola, la ricerca: mercato, liberismo, niente regole, niente tutele, e avanti tutta con il conflitto di interessi. Ci riempiono la testa di parole come qualità , impresa, mercato, come se la cultura, la formazione, l'informazione fossero merce, anziché civiltà , progresso e libertà . Abbiamo dei bottegai al governo è il risultato è la nostra lenta ma inesorabile
morte culturale e civile.
Ormai la comunicazione ci impone il NON pensare e la passività , con cosa abbattere questo muro?
Dobbiamo dare il segnale che non intendiamo più regalargli il nostro pensiero, la nostra attenzione, il nostro tempo. Non fidiamoci più di quello che ci dicono, facciamoci più domande, sviluppiamo la nostra creatività e nostra la fantasia, senza subire quella programmata per noi da potenti uffici marketing. Non compriamo i prodotti pubblicizzati. Spegniamo la televisione. Stracciamo la tessera di Blockbuster. Andiamo ai festival,guardiamoci un documentario, cerchiamo su internet altre voci, altre notizie. Il contrario di passività è attività , costa fatica ma rende liberi.
Creare un cinema sociale, un utopia o una consapevolezza?
Iil cinema sociale esiste, è sempre esistito. A partire dal neorealismo, a tutto il filone del cinema di impegno politico degli anni '60 e '70. Poi gli anni '80 e la loro onda lunga hanno
spazzato via gran parte di questa ricchezza, anche per un insufficiente ricambio generazionale. D'altra parte la generazione precedente aveva Vittorio De Sica, a noi è toccato Christian De Sica... Perciò non parlerei
di utopia, anzi al contrario di una perdita di quella consapevolezza e di quei valori perché un cinema di contenuto sociale (che è necessariamente anche critico dal punto di vista politico) possa oggi sostenersi, cioè
essere prima prodotto, poi distribuito e visto. E qui torniamo al mercato, che tutto regola e tutto decide. Pensi che il film sul mobbing della
Comencini riesca a farsi largo tra i vari Could Montain? L'enorme diffondersi di pratiche come quelle del mediattivismo nascono proprio da
un'esigenza vitale e profonda di sviluppare un cinema sociale (un cinema di tanti per tanti, secondo l'utopia Zavattiniana), che sia in primo luogo libera informazione, strumento di analisi e di critica, ma che in qualche modo risponde anche alla forte richiesta di un pubblico orfano di questi contenuti.
Il cinema indipendente è sommariamente considerato di serie B, come volete colmare questo divario, che purtroppo lo rende inaccessibile alla massa?
E' inutile continuare a rivendicare spazi che l'industria dell'intrattenimento e della persuasione non concederà mai. Sul fronte della
distribuzione sono molto ottimista: parlo di banda larga, reti peer to peer, supporti digitali. Il cinema "minore" non si vedrà mai più nei cinema, ma si potrà scaricare da internet o sarà distribuito con DVD e VideoCD. Se proprio vogliamo la cara vecchia sala cinematografica, che almeno questa sia
fornita di un buon videoproiettore, attaccato a un PC collegato a internet.
Un documentario sulla persecuzione del popolo Rom che abbiamo messo in libero download sul sito è stato scaricato 200 volte in un paio di settimane. Se questo lavoro poi viene a sua volta messo in circolo da chi l'ha
scaricato ecco che il pubblico si moltiplica in modo esponenziale. A breve, si potrebbe provare ad adottare forme di remunerazione degli autori
attraverso formule simili a quelle del software shareware. Sul fronte delle risorse per la produzione invece, qui ci sono grossi problemi. Finché non si sarà sviluppato un "altromercato" della produzione audiovisiva, difficilmente qualcuno investirà in produzioni indipendenti, e non potremo andare oltre le microproduzioni, spesso individuali. La rivoluzione digitale
è stata senza dubbio decisiva per il cinema indipendente, ma ora occorre andare oltre una certa mistificazione che considera la democrazia digitale come l'opportunità e il potere individuale di fare e dire delle cose. Il
risultato è che siamo sommersi da tonnellate di produzioni di ogni tipo e da centinaia di autori ognuno dei quali vuole emergere e mostrare il proprio lavoro, e per paradosso è proprio la quantità a limitare l'accesso ai contenuti, a meno di avere ore e ore al giorno da dedicare a questo. Occorre iniziare ad essere più selettivi, fare meno cose e farle meglio, e
soprattutto unire risorse economiche e umane per sviluppare produzioni più impegnative, di maggiore qualità . Sono sicuro che il resto verrà de sé.
Se guardate il futuro senza di voi?
Per quelle persone che ci seguono, un po' più povero...
Invece il vostro futuro?
Ci aspetta un lavoro faticoso, non solo a noi, ma a tutte quelle realtà che come noi sentono si sono impegnate a cambiare questo stato di cose. Fateci gli auguri.
Noi gli AUGURI glieli facciamo con immenso piacere…Ringrazio MAX FRANCESCHINI dell’Associazione ALTROCINEMA per le risposte fornitemi, spero vivamente che l’approfondimento culturale giovi a tanti di voi…Esistono tanti occhi che guardano il cinema e di conseguenza tante altre menti lo pensano e le idee sono le più disparate, è per questo che bisogna sempre confrontarsi ed ascoltare tutte le campane…!














