E' morto Vittorio Gassmann e con lui una parte dell'italia artistica, l'unica che ancora aveva qualcosa da dire. Quanti aggettivi magniloquenti si sono buttati fuori dalla bocca per descrivere un uomo che ha dedicato tutta la sua vita all'arte, dalla gente comune ai colleghi di lavoro, peccato che si piange solo quando arriva la morte che tutto si porta via. Certo Gassmann era considerato grande anche in vita, ma è come se si preferisse conservare le frasi più belle per occasioni particolari, e la morte del Mattatore, è stata una di queste, io credo che il silenzio sarebbe la cosa più indicata, solo un sorriso ed un appaluso, e poi nient'altro. Distopia dedica l'editoriale all'uomo, all'attore, al suo male oscuro come lo definiva lui, che lo ha accopagnato negli ultimi anni della carriera.
C'è un aneddoto che Nino Manfredi ha raccontato durante un intervista, bloccato dai giornalisti fuori dalla casa di Gasmann a Roma, appena raggiunto della scomparsa del'amico:"avevo alle spalle due anni d'accademia e Gasmmann venne e mi scelse per una parte in un film, ma io ero talmente timido, e dire che la timidezza è fondamentale nel nostro mestiere, che non riuscivo a leggere il copione davanti al produttore. Il produttore si voltò verso Vittorio e gli disse: ma che mi hai portato una comparsa, questo non parla, a noi ci serve un'attore. E Vittorio gli rispose: Parla, parla e quando parla lo stanno a sentire.














