Una visione Differente

Mel Gibson e la sua croce

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Mel Gibson messo in croce come il suo Cristo! Dopo l'uscita del film infatti, litri di inchiostro e chili di parole e parolacce, si sono sprecate sui giornali, nelle trasmissioni televisive, riguardo alla crudeltà delle immagini offerte agli spettatori.
Ma alla fine il successo sia al botteghino che di critica è stato ineccepibile, nonostante come dissero alcuni, la “follia†di mantenere i dialoghi in latino e aramaico.
Allora? Chi ha torto e chi ragione? Nessuno. L'arte è arte e non può essere imbrigliata in semplici frasi da gossip domenicale.
Gibson non ha fatto altro che puntare la macchina da presa sul passato,andando indietro di due mila anni, mostrando ciò che è stato, e mettendo da parte la religione, i romani usavano sul serio e in quei modi la crocefissione come strumento di morte, senza considerare “l'antipasto†fustigazioni, torture fisiche e morali.
Se pensiamo ai film sullo stesso tema realizzati intorno agli anni '60 del secolo scorso, ci viene da sorridere, il Gesù di turno veniva crocefisso senza che sul suo corpo o nel volto vi fosse traccia di sofferenze o cicatrici, anzi l'attore era ben pettinato ancora con la sua messa in piega sotto la corona di spine.
A Gibson va anche un altro plauso quello di aver ridato in un certo senso dignità ai set e attori italiani, scelti per realizzare, come direbbero alcuni, un “filmone†americano.
Gli studi di Cinecittà e le location di Matera hanno fatto da sfondo a questo, e azzardo un termine, capolavoro, ma prima di lui, già Pasolini aveva ambientato proprio negli stessi luoghi, il suo “Vangelo secondo Matteo†annoverato ancora oggi tra i film che hanno segnato la storia del Cinema.

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Andrè Bazin