Una visione Differente

Quel viaggio di Fellini... detto Fernet

E-mail Stampa PDF

Si festeggia un compleanno triste, il decimo anniversario della morte di Federico Fellini, tutti ne hanno parlato, giornali, servizi giornalistici dedicati, ricordando il grande artista, la sua genialitĂ .
Come per la morte di Picasso, anche di Fellini si disse che dopo di lui il cinema avrebbe potuto anche chiamarsi con un altro nome.
E anche questa “Distopica” si affianca alle altre parole, ma noi vogliamo ricordarlo non attraverso i suoi successi, agli oscar vinti("Le notti di Cabiria" "Fellini 8 e 1/2" “La strada”, “Amarcord”) e infine quello alla carriera, ma con un film che è rimasto dentro al cuore di Federico che ha provato ad uscire ma che è morto con lui, forse prima di lui, quel film doveva essere un lungo viaggio, “Il viaggio di G.Mastorna detto Fernet".
E’ il 1965, il pubblico e la critica hanno accolto tiepidamente “Giulietta degli Spiriti” e Federico ha bisogno di un nuovo film, un po’ come per Chaplin” quando mi davano addosso i facevo un nuovo film, li facevo ridere, li facevo piangere” così nasce nella sua mente la figura, anche se dal volto ancora misterioso, di Giuseppe Mastorna un violoncellista in viaggio su un areo in mezzo ad una tempesta di neve, il velivolo è così costretto ad un atterraggio di emergenza in una città quasi irreale.
La storia rappresenta un’allegoria, il viaggio di Mastorna ed il successivo soggiorno in quella bizzarra città, è il viaggio dalla vita alla morte.
Siamo nel il 1968 , per la stesura della sceneggiatura oltre allo stesso Fellini, collaborarono anche Dino Buzzati e Brunello Rondi, già coautore di molte sceneggiature Felliniane.Una volta finito il copione qualcosa cominciò a non funzionare, come se la storia non volesse passare dalla pagina scritta dentro l’obiettivo della macchina da presa.
Il produttore Dino De Laurentiis si offrì di produrre la sceneggiatura, mentre Fellini era ancora alla ricerca di un volto da dare a Giuseppe Mastorna.
Da prima si rivolse al suo attore alter-ego per eccellenza, Marcello Mastroianni, gli fece una marea di provini, e in uno di questi documentato, si vede Federico dirigere l’amico Marcello, senza troppa convinzione, indeciso, assalito dai dubbi, Mastorna proprio non voleva uscire.
Questa strana insoddisfazione gravava anche su Mastroianni che gli disse” A Federì sento la tua sfiducia, se tu credi vermante che io sia Mastorna. Allora io divento Mastorna”.
Intanto De Laurentiis, aveva costruito un grande set, riprodotto, la crlinga dell’area e la piazza della città, ispirata non ad una reale ma ad una immaginaria, vi erano una chiesa gotica, vicino ad un palazzo moderno, e quelle strutture sono ancora lì, inutilizzate da allora.
Così ripensamenti, dubbi, forse paure, assalivano l’animo Felliniano che questa volta non aitava il suo”figlioletto” a nascere ma lo respengeva, lo temeva, ricacciandolo dentro di sé, il film non si fece, De Lurentiis citò Fellini per oltre un miliardo di danni delle vecchie lire, alla fine il tribunale concesse solo 350 milioni.
Arrivò poi l’offerta provvidenziale di un altro produttore Grimaldi, che rilevò, da De Laurentiis i diritti della sceneggiatura ripagandolo così di tutt i danni, venne fatto anche un contratto a Tognazzi per incarnare Giuseppe Mastorna, ma dopo due anni, il progetto non era ancora partito e lì, Mastorna terminò davvero il suo lungo viaggio.
Soltanto nel 1992 Fellini con l’aiuto del disegnatore Milo Manara, riuscì anche se solo attraverso un fumetto, a dare vita al suo musicista.
Lo stesso Fellini adattò la sceneggiutura a quella per realizzare le tavole del fumetto che venne pubblicato sulla rivista “Il Grifo”.
Il volto di Mastorna, diventò così quello di Paolo Villaggio, la storia che avrebbe dovuto svilupparsi in tre puntate, per un errore di stampa si concluse alla prima, infatti invece della parola: “Fine della prima puntata” venne stampata solamente la parola “Fine”.
Mastorna sceso dall'aereo, viene accompagnato in un albergo e salito nella sua camera, accende il televisore e una giornalista dà la notizia di un disastro aereo senza superstiti. L'annuncio è dato in tedesco, lingua che Mastorna non capisce, per lui è già cominciato quel viaggio nell'aldilà.
E il caso volle che Fellini ricevette una telefonata da parte del suo amico scrittore Ermanno Cavazzoni che si complimentava con lui per quel finale così formidabile.
Le successive puntate avrebbero dovuto raccontare proprio quel viaggio ma Fellini non proseguì.
Le uniche immagini che Fellini girò del film, rientrarono nel documenario del 1968 da lui stesso diretto “Block Notes di un regista”.
" Se per cortesia, per stanchezza, per amicizia, o per vanità mi mettessi a chiacchierare sul Mastorna e dicessi che ancora una volta è un viaggio, immaginato, sognato, un viaggio nella memoria, nel rimosso, in un labirinto che ha un'infinità di uscite, ma solo un'ingresso e quindi, il vero problema non è uscire, ma entrare, e spudoratamente continuassi a snocciolare definizioni e proverbi, non credo riuscirei a suggerire il senso del film, che io per primo non so cos'è. E' il sospetto di un film, l'ombra di un film, forse anche un film che non so fare".

Digg! Reddit! Del.icio.us! Google! Live! Facebook! Technorati! StumbleUpon! MySpace! Yahoo!
 

Aggiungi un commento

Il tuo nome:
Indirizzo email:
Titolo:
Commento:
  La frase di verifica. Solo lettere minuscole senza spazi.
Frase di verifica:

"Il cinema sostituisce ai nostri sguardi
un mondo che si accorda coi nostri desideri."

Andrè Bazin