Una visione Differente

Addio Nino, arrivederci commedia all'italiana

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 Si è spento poche ore fa Nino Manfredi, e con lui se ne va l’ultimo dei grandi interpreti della commedia all’italiana. Li chiamavano “i colonnelli della risata”, ed erano quattro: Sordi, Gassman, Tognazzi e lui, Saturnino Manfredi in arte Nino, nato a Frosinone. Non si può, a mio giudizio, includere in questo novero Marcello Mastroianni il quale, pur avendo costruito molto sul versante della commedia, ha dato il meglio di sé nel cinema drammatico, lavorando praticamente per tutti i più grandi autori internazionali. Né si può chiamare in causa Totò, che non era un attore bensì un extraterrestre, una creatura surreale che andava bene tanto nella farsa quanto nel cinema di Pasolini.
Nino Manfredi ha fatto di tutto: dalla radio alla televisione (grande successo con “Canzonissima”), dal teatro, in cui fu il primo Rugantino, alla canzone, rilanciando un vecchio brano di Petrolini che diventò una vera hit e tanti altri motivi popolari. Però è chiaro che resterà nei nostri cuori soprattutto come attore di cinema, basti ricordare i suoi incontri con Nanni Loy (“Audace colpo dei soliti ignoti”, “Padre di famiglia”) con Dino Risi (“Operazione San Gennaro”, “Straziami, ma di baci saziami”) e soprattutto i sodalizi con Luigi Magni (“Nell’anno del signore…”, grande successo di pubblico, oppure “In nome del Papa re”) ed Ettore Scola con cui sarà grottesco in “Brutti, sporchi e cattivi” e memorabile proletario innamorato in “C’eravamo tanto amati” (vedi recensione) che fu forse il suo ruolo migliore. Meno istrionico di Sordi e Gassman, ma nemmeno pervaso dallo spirito goliardico di Tognazzi, Manfredi a volte era gigione, ma sempre con una certa malinconia, con l’atteggiamento dimesso di chi non può cambiare l’Italia ma ha deciso di non lasciarsi contagiare dalle sue mostruosità (infatti Dino Risi, quando si trattò di girare “I mostri” pensò a Sordi, che rifiutò, a Gassman e Tognazzi ma non a lui).
Va ricordato anche il suo esordio dietro la macchina da presa, con il film “Per grazia ricevuta” che ottenne un premio al festival di Cannes e fu lodato anche dalla critica per la sua atipicità.
In quattro anni abbiamo perso Vittorio, Alberto e Nino, ma quello alla commedia all’italiana non è un addio bensì un arrivederci, perché attori di oggi come Silvio Orlando, Abatantuono e Verdone (solo per citarne alcuni) devono molto al cinema italiano di ieri. Non bisogna essere nostalgici, ma si deve avere memoria, e se qualcuno ci chiamerà sfigati perché guardiamo dei film anziché dei reality show, noi potremo rispondere come avrebbe fatto Nino: <<Tu sei meglio de’ me solo perché quelli come te succhiate da secoli er meglio de’ noialtri…zozzi!>>.

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Andrè Bazin