Una visione Differente

Incontro con Gianni Canova

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Presso l'Università di Bologna, all'interno del corso di Semiologia del cinema e degli audiovisivi del prof. Guglielmo Pescatore, ha avuto luogo un interessante confronto tra il critico cinematografico (direttore del mensile Duel) e docente (presso lo IULM di Milano) Gianni Canova e gli studenti. Pensato, in origine, come una presentazione della sua ultima pubblicazione "L'alieno e il pipistrello. La crisi della forma nel cinema contemporaneo", l'incontro ha poi abbracciato temi molto più ampi: dalla discussione su alcuni elementi tratti da un suo nuovo lavoro in fase di compimento, a un vero e proprio esperimento con il pubblico presente, per poi arrivare a trarre delle conclusioni sulla visual culture contemporanea. Canova indica "Cast Away" di R. Zemeckis come punto di partenza per una riflessione con un approccio di tipo sintomatologico e clinico al cinema contemporaneo (per poi ricavarne degli indizi, dei sintomi). Questo film è erroneamente considerato da molti come la riedizione del "Robinson Crusoe" di Daniel De Foe. A ben guardare, l'unica cosa che accomuna i due protagonisti è il fatto di essere due scampati a un naufragio che tentano di sopravvivere su un'isola deserta. Mentre Robinson tenta di ricreare in quel lontano angolo della Terra il suo mondo borghese (con tanto di servitù), il personaggio interpretato da Tom Hanks, non fa nulla di tutto ciò, non costruisce niente e, soprattutto, è completamente solo. Egli tenta di riempire il tempo che sembra interminabile con delle immagini. E, tra queste, quella fondamentale è sicuramente l'impronta della sua mano insanguinata su un pallone da volley, che, assumendo man mano i tratti di un volto umano, diventa il suo unico amico. La parola impronta è fondamentale per capire il significato metacinematografico di questo elemento: come diceva Bazin, il cinema non è altro che la sindone del mondo, l'impronta della realtà, appunto. Tutto questo preambolo serve a Canova per spiegare che noi ci troviamo ormai nel "dopo - Cast Away", cioè in un periodo dove le immagini, le singole immagini, per essere più precisi, non hanno più la stessa importanza. Secondo uno studio scientifico, mentre nel Medioevo un uomo entrava in contatto in media con 40 immagini artificiali nel corso di tutta la sua vita, oggi, lo stesso uomo è letteralmente bombardato da circa 600000 immagini in un solo giorno! Questo significa che, in pochi secoli, il nostro apparato percettivo / visivo è cambiato tantissimo e, in particolare, tendiamo a non prestare più molta attenzione a tutte le immagini che ci passano davanti: sono troppe e abbiamo quindi bisogno di esercitare un'economia dell'attenzione, di interessarci cioè solo a qualcosa da cui pensiamo di poter ricavare qualcosa di utile. E' proprio in seguito a questa considerazione che si è inserita una specie di piccolo esperimento. Gianni Canova ha sottoposto all'attenzione del pubblico un anonimo cortometraggio australiano di qualche anno fa, interrompendolo in un punto preciso e chiedendo ad alcuni cosa pensavano che sarebbe successo dopo. Una volta ripresa la proiezione, tutto il pubblico si è accorto con sorpresa che nessuna delle ipotesi avanzate aveva colto nel segno, e non per un errore di interpretazione, ma per una semplice "svista". Una donna abbandona per un attimo il suo tavolo in un ristorante e, quando torna, vi trova seduto un uomo (presumibilmente un senzatetto) che mangia la sua insalata. A questo punto tutti si aspettano che i due litighino e, invece, cominciano a mangiare insieme dallo stesso piatto. La cosa fondamentale però è che in realtà la signora non si era accomodata al suo tavolo e che quindi l'insalata non era la sua: nessuno aveva notato che dove si era seduta la donna non c'erano più le borse che vi aveva lasciato in precedenza. Le ipotesi sul perché di questa "svista collettiva" sono state molte, tutte riassumibili in un unico elemento poi ampiamente spiegato da Canova: l'ingannevolezza della vista. Il ' 900, con il cinema e la televisione, è stato il secolo dello sguardo, ma ormai non è più così , soprattutto dall'introduzione del digitale in poi. La nostra percezione è ormai cambiata perché sappiamo che questa nuova tecnologia ci permette di vedere anche cose che non esistono nella realtà; l'affermazione "vedere è conoscere" è sempre meno vera e il cinema perde sempre di più il suo statuto di impronta della realtà. Come nel passato la vista torna ad essere un senso ingannevole: stiamo assistendo alla crisi dell'egemonia dell'occhio, perché LE IMMAGINI MENTONO.

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"Il cinema sostituisce ai nostri sguardi
un mondo che si accorda coi nostri desideri."

Andrè Bazin