Una visione Differente

La narrativa sul grande schermo

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Molti miei amici di "Distopia", così come me, hanno già trattato più volte del filo rosso che lega il cinema e la narrativa. Tralasciando ogni aspetto più meramente "saggistico" sull'argomento, vediamo alcuni esempi di films attualmente nelle sale italiane che sono tratti da opere letterarie.

ARRIVEDERCI AMORE, CIAO
"Arrivederci amore, ciao" è il titolo del film tratto dall'omonimo romanzo di Massimo Carlotto (Edizioni E/O), diretto da Michele Soavi e prodotto da Studio Urania e Rai Cinema. Interpretato da Alessio Boni, Michele Placido, Isabella Ferrari, Alina Nedelea e Carlo Cecchi, il film è stato sceneggiato da Marco Colli, Franco Ferrini, Michele Soavi e Gino Ventriglia, e si avvale delle musiche di Andrea Guerra, della fotografia di Gianni Mammolotti, le scenografie di Andrea Crisanti.
La sinossi del film. Dicembre 1989, crolla il muro di Berlino. La notizia arriva fino ad un avamposto guerrigliero sprofondato in una giungla del Centro America. La sentono Luca e Giorgio, due italiani in fuga. Terroristi di sinistra, condannati all'ergastolo per una bomba che ha lasciato sul terreno una vittima innocente. Luca capisce che presto anche lì si arriverà alla smobilitazione. Lui, invece, non vuole mollare, non saprebbe dove andare, cosa fare. Giorgio non pensa a nulla, non crede più in niente, gli piacerebbe solo essere uno come tanti, un tipo normale. Così, freddamente, accetta l'ordine del Comandante Cayetano che vuole sbarazzarsi dell'ingombrante presenza di Luca, ed uccide il suo compagno con un colpo di pistola, mentre la radio gracchia una vecchia canzone di Caterina Caselli, "Arrivederci amore, ciao". Quell'esecuzione a freddo rappresenta il suo biglietto di ritorno. Anni dopo, a Parigi, Giorgio chiede aiuto all'Organizzazione dei fuoriusciti, altrimenti minaccia di vuotare il sacco. E l'Organizzazione lo aiuta: dovrà tornare in Italia, consegnarsi alla giustizia e chiedere la revisione del processo. Nel frattempo qualche irriducibile ergastolano confesserà il suo delitto, e sarà condannato in sua vece. Giorgio segue le istruzioni e si consegna alla polizia italiana. Ma sul suo cammino si para Anedda, vice questore della Digos, e l'ex terrorista da ricattatore diventa ricattato. Anedda, infatti, possiede una prova schiacciante del suo antico crimine. Giorgio vende i nomi dei suoi antichi compagni all'agente Digos, e in cambio, nel giro di due anni, è fuori. Secondo il Codice Penale una volta scontata la pena dovranno passare cinque anni di buona condotta perché l'ex detenuto possa ottenere la riabilitazione. Giorgio ci mette poco ad accorgersi che i soldi sono l'unico viatico per ottenere il suo personale riscatto. La ricerca dei soldi coincide con una sorta di discesa agli inferi. Spinto dalla necessità e dal caso nel gorgo nero di una realtà scoppiata, Giorgio si dà da fare con estro ed energia, deciso a raggiungere lo scopo. Gestore di un locale di lap dance, ruffiano, trafficante di droga, non esita a mettersi in combutta col corrotto Anedda per condurre affari sempre più loschi. Conosce Flora, una quarantenne bella ed infelice che lo fa sognare, ma lei lo molla. Spietato anche con se stesso, Giorgio va avanti a muso duro. La sua gang si affolla di personaggi inconciliabili fra loro: Francisca, un'anarchica spagnola, bella come una gatta, nera di occhi e di pensieri, Romo e Tonci, due fratelli croati, crudeli e feroci. Giorgio e i suoi soci arrivano alla grande rapina, cui segue l'inevitabile "ammazzatina". I soci si fanno fuori fra di loro. Giorgio e Anedda rimangono soli, con un malloppo milionario fra le mani. Dividono e si separano, per sempre. Ora Giorgio ha i soldi per pagarsi la sua bella riabilitazione. Con l'aiuto di Brianese, un avvocato cinico e corrotto, Giorgio si ritira in provincia, nel Nord-est, apre un rispettabile ristorantino alla moda, entra nel giro della bella gente. I soldi girano, i guadagni crescono, ci pensa Brianese ad investirli come si deve, in cambio di qualche favore non proprio come si deve. A Giorgio non rimane che sposarsi, in chiesa naturalmente, con Roberta, una brava ragazza acqua e sapone che stravede per lui, affascinata ed atterrita dal suo fosco passato. La conquista facilmente, fingendo talmente bene il suo pentimento, che quasi quasi ci crede pure lui. Viene fissata la data del matrimonio. La riabilitazione è in arrivo. Tutto sembra andare per il meglio.
Un giorno Giorgio e Roberta visitano la bella casa in cui andranno ad abitare. Roberta attira a sé Giorgio, ma prima di fare l'amore inserisce un cd che le hanno regalato col giornale: sono i successi degli anni '60. La voce della Caselli rimbomba nell'appartamento vuoto e canta "Arrivederci amore, ciao". Giorgio si blocca, turbato come da un presagio. Ed infatti ricompare Anedda che, come sempre, lo ricatta. Senza farsi troppi scrupoli Giorgio lo uccide, ma Roberta comincia ad intuire qualcosa. Giorgio fa di tutto per stornare i sospetti della fidanzata, ma quella, testarda, non molla. A Giorgio non resta che essere coerente fino in fondo.
Note. Con "Arrivederci amore, ciao", Massimo Carlotto ha assunto il romanzo nero come metafora della realtà contemporanea. Il protagonista del romanzo, Giorgio Pellegrini, è un tipo sfrontato e scanzonato, cinico ma anche sentimentale. Un ex terrorista che, per sfuggire ad una pesante condanna, si è rifugiato in una selva del Centro-America lambita da un fiume limaccioso. Giorgio vuole tornare indietro, rifarsi una vita rispettabile, costi quello che costi. Di nuovo in Italia, ottenuta la libertà in cambio del tradimento dei suoi ex compagni, si prepara a rientrare nella società. Paradossalmente il percorso della sua formazione criminale inizia proprio quando sceglie di voler essere un uomo normale. Pellegrini dovrà per forza scegliere il male, senza cedimenti, per liberarsi del passato ed arrivare alla completa riabilitazione. Il suo percorso si rivelerà l'esatto contrario della redenzione. Come in un'orribile e al tempo stesso autoironica ossessione, il nostro eroe anela alle pantofole, ma è costretto a praticare la più cruda violenza. Si macchierà di delitti, all'interno di una vicenda nera che più nera non si può, legata alla cronaca di un tempo impazzito, dove i valori non hanno più valore.
Il libro è del 2002, ed è un noir mediterraneo che attua un aspro confronto col lettore, che viene lanciato dentro la pagina ed è portato a riflettere senza essere rassicurato da finali consolatori. L'autore del libro, Carlotto, è nato a Padova nel 1956 ed è uno dei principali esponenti della letteratura noir contemporanea, apprezzato sia in Italia sia all'estero.

TSOTSI
"Tsotsi (Il suo nome è Tsotsi)" è il titolo del film scritto e diretto da Gavin Hood, tratto dall'omonimo romanzo di Athol Fugare, ed interpretato da Presley Chweneyagae, Terry Pheto, Kenneth Nkosi, Mothusi Magano, Zenzo Ngqobe e Zola. Si tratta di una coproduzione britannica e sudafricana, curata da Peter Fudakowski. Il film è stato girato tra Soweto e Johannesburgh.
Tsotsi significa letteralmente "gangster", nel linguaggio di strada delle comunità di colore e nei ghetti in Sudafrica. Il film descrive sei giorni nella vita di Tsotsi, un giovane ma già spietato capo di una gang. Una notte, Tsotsi spara ad una donna all'esterno della sua casa e le ruba la macchina, senza rendersi conto, preso dal panico, che il suo bambino si trova sui sedili posteriori. Sfruttando la grande energia della musica kwaito interpretata dall'artista Zola, il film è un coraggioso ritratto contemporaneo della vita nei ghetti delle comunità di colore di Johannesburg, in cui risulta evidente lo sviluppo incontrollato da loro subito.
Si tratta di un thriller psicologico, in cui il protagonista è costretto a confrontarsi con la propria natura brutale e ad affrontare le conseguenze delle proprie azioni. La pellicola conferisce un volto umano sia alle vittime che agli autori di crimini violenti e finisce per essere una storia di speranza, mostrando il trionfo dell'amore sulla rabbia.
Ma veniamo alla sinossi del film. In una baraccopoli ai confini di Johannesburg, in Sudafrica, il diciannovenne Tsotsi (Presley Chweneyagae) ha represso ogni ricordo del suo passato, compreso il suo vero nome. Rimasto orfano in tenera età e costretto a farsi largo da solo con le unghie nel suo percorso per diventare un adulto, Tsotsi ha vissuto un'esistenza caratterizzata da gravi privazioni sociali e psicologiche. Tsotsi è un selvaggio, che non si cura dei sentimenti degli altri e che si è costruito una corazza per non provare nessun senso di compassione. Guidato soltanto dagli impulsi primordiali e dall'istinto, la sua forza è dovuta alla paura che suscita negli altri. Non avendo un nome, un passato o un progetto per il futuro, vive solo in un presente rabbioso. Tsotsi è il capo di una banda di disadattati, che comprende Boston, un insegnante fallito, un assassino a sangue freddo ed un uomo ritardato ma molto forte fisicamente. Una notte in cui gli alcoolici scorrono a fiumi allo shebeen locale (un bar che vende liquori senza licenza), Tsotsi è messo sotto pressione dal compagno di gang Boston, decisamente ubriaco, per rivelare qualcosa del suo passato o, almeno, il suo vero nome. Ma Tsotsi non dice nulla. Le domande evocano dei ricordi dolorosi ed a lungo repressi, che Tsotsi preferisce rimangano sepolti. Tuttavia, Boston continua a fare domande. Gli altri membri della gang avvertono una tensione crescente in Tsotsi e cercano di fermare questa sorta di interrogatorio, ma Boston continua a fare pressioni, a pungolarlo ed a scavare nel suo passato. Improvvisamente, Tsotsi si scaglia contro di lui e a suon di pugni riduce la faccia di Boston ad una poltiglia sanguinolenta. La violenza è breve ma estrema. Tsotsi si volta e scappa nella notte, correndo come un pazzo e cercando disperatamente di sfuggire al dolore provocato dalle spiacevoli immagini che si formano nella sua mente. Quando smette di correre, si accorge di essere passato dalla bidonville alle periferie più benestanti della città e crolla sotto un albero. Sta piovendo, ed una donna, sulla strada d'accesso della sua casa, ha difficoltà ad aprire il cancello automatico per via di un telecomando difettoso. Tsotsi estrae la sua pistola. Si tratta di un'opportunità agevole per rubare una macchina su due piedi. Ma quando fa accelerare la BMW argentata della donna, sente il pianto di un bambino. Infatti, c'è un neonato di tre mesi nel retro della macchina. Tsotsi perde il controllo del veicolo e va a sbattere ad uno stop, al bordo di una strada deserta. La macchina è un rottame e Tsotsi esce barcollando dalla vettura. Il bambino urla, ma Tsotsi se ne va. Poi si gira ed il bambino si calma leggermente quando Tsotsi lo guarda. Questo lo mette a disagio e lo fa esitare. Un sentimento poco familiare emerge dentro di lui, un impulso diverso dal suo consueto istinto di sopravvivenza personale. Improvvisamente, raccoglie il neonato, lo avvolge in un'ampia busta di plastica e si dirige verso la bidonville a piedi. Tsotsi non rivela a nessuno di avere il bambino e tiene nascosta la sua esistenza alla gang. All'inizio, pensa di potersene occupare da solo e lo ospita nella sua baracca, nutrendolo con latte condensato. Ma presto capisce che non può farcela, perché il bambino piange continuamente e i suoi tentativi di nutrirlo falliscono miseramente.
Alla fontana della comunità, Tsotsi sceglie una giovane donna che ha un bambino e la segue di nascosto fino alla sua casa. Con la forza, la costringe a farlo entrare ed obbliga la donna terrorizzata a nutrire il "suo" bambino, minacciandola con la pistola. La giovane madre, Miriam, ha solo qualche anno in più di Tsotsi. Recentemente ha perso il marito, vittima di un crimine violento, e vive da sola con il suo bambino, guadagnandosi da vivere come cucitrice. All'inizio, Miriam è molto spaventata da Tsotsi, ma gradualmente assume il ruolo di madre del bambino e mentore del giovane criminale insensibile. Mentre il loro rapporto progredisce tra molte incertezze, Tsotsi è costretto a confrontarsi con la sua natura violenta ed a rivelare il suo passato.
La parola "tsotsi", nel gergo delle comunità nere in Sud Africa, indica un criminale di colore abitante in una città, un bandito di strada o il membro di una gang. I tsotsi generalmente fanno parte delle gang di giovani che sono cresciuti nelle strade del ghetto della città. La loro storia trae origine dalle famose gang giovanili degli anni trenta nell'area della città di Soweto, a poca distanza da Johannesburg. Ai giorni nostri, il termine viene utilizzato in maniera meno specifica per indicare dei giovani criminali. Mentre nel passato la parola tsotsi evocava l'immagine scintillante di un bandito, attualmente il termine viene associato soprattutto con le gang di strada formate da ragazzi più giovani, le cui vite sono spesso tutt'altro che affascinanti. Ma una cosa non è cambiata: la maggior parte dei tsotsi proviene da retroterra svantaggiati.

FACTOTUM
Un cenno su "Factotum", presentato nell'edizione 2005 del Festival di Cannes - alla Quinzaine des réalisateurs - ed appena uscito sui grandi schermi italiani. Il film è diretto da Bent Hamer, è tratto dal romanzo di Charles Bukowski, oltre che da stralci di altri scritti del notissimo narratore tedesco - "The Days Run Away Like Wild Horses over the Hills", "What Matters Most Is How Well You Walk Through the Fire" e "Il capitano è fuori a pranzo".
Il cast artistico è composto da Matt Dillon, Lili Taylor, Marisa Tomei, Fisher Stevens, Didier Flamand e Adrienne Shelly.
La sinossi del film, sceneggiato dal regista insieme con Jim Stark. Henry Chinaski lavora in fabbrica e ai grandi magazzini per potersi concedere quello che gli piace fare davvero: bere, scommettere sui cavalli, rimorchiare donne sbandate come lui ma, soprattutto, scrivere storie che nessuno desidera pubblicare. Basata - come detto - su un romanzo di Charles Bukowski, "Factotum" è la storia di un uomo che vive sempre in precario equilibrio, di uno scrittore pronto a rischiare tutto per fare della sua vita la sua poesia.
Meritano una citazione la fotografia di John Christian Rosenlund ed il montaggio di Pal Gengenbach.

In conclusione di questa carrellata, resta sempre la curiosità di andare a leggere i romanzi alla base di questi films, non limitandosi alla sola visione delle pellicole. Un'occasione in più per approfondire il tema, sempre attuale, del rapporto tra cinema e romanzo.

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"Il cinema sostituisce ai nostri sguardi
un mondo che si accorda coi nostri desideri."

Andrè Bazin