Poco significativo fino alla fine degli anni Sessanta, il cinema bulgaro ha avuto un’impennata qualitativa, almeno nelle tematiche trattate, con autori quali Ranger Valcanov, Binka Jeliazkova e Christo Piskov. Il tratteggio della vita nell’arretrato ma sincero mondo contadino, la ricerca della libertà, il disgelo culturale (esperienza che accomuna la Bulgaria con l’appena trattata Romania, e con la Polonia della quale abbiamo parlato la volta scorsa), sono i punti chiave delle storie che negli ultimi 30-35 anni hanno dato nuovo vigore al debole cinema di Sofia. Una cinematografia molto improntata sulla narratività, e non casualmente alcuni dei principali registi sono affiancati da noti scrittori in fase di realizzazione delle sceneggiature: pensiamo a Christo Ganev per Binka Jeliazkova (i due sono uniti anche nella vita) ed a Valeri Petrov per Ranger Valcanov. Il continuo relazionarsi con la letteratura, tipico di certa cinematografia dell’est europeo – Bulgaria ed ex URSS in particolare – è evidenziato anche da molti altri elementi, tra i quali ricordiamo soltanto il romanzo “Scibil” di Jordan Jovkov che ha dato lo spunto per l’omonimo film del 1969 di Zakari Giandov e l’opera della poetessa e scrittrice Blaga Dimitrova “Otkonenie” che ha avuto un seguito sul grande schermo nel 1967 con il medesimo titolo (in Italia uscito come “Deviazione”) per la regìa di Todor Stojanov.
I citati Jeliazkova e Valcanov li ritroveremo sempre tra i protagonisti della settima arte a Sofia. Per la prima ricordiamo “Bascinat” (“La piscina”, 1978) sulla crisi d’identità dei giovani dell’ultima generazione; del secondo menzioniamo “Latchenite obouvki na neiznainiat voin” (“Le scarpe di vernice del soldato ignoto”, 1980) che rappresenta un interessante ritorno, realistico ed al contempo magico, ad un’infanzia contadina negli anni Trenta, che poi sono i ricordi infantili del regista, il che riporta facilmente a certi riusciti amarcord di Pupi Avati.
Passiamo brevemente in rassegna altre pellicole tra le più importanti della storia del cinema nazionale.
“Ikonostasat” (“Iconostasi”, 1969) di Todor Dinov e Christo Kristov, tratto dal romanzo “Il candelabro di ferro” di Dimitri Talev. Di ispirazione risorgimentale, relativamente all’indipendenza dagli ottomani, ricorda la figura dell’artigiano Rafe che sfida i potenti ed il loro desueto sistema di valori e di rapporti. Sullo sfondo, l’iconostasi: l’altare ortodosso con le icone, il più grande simbolo del popolo.
“Il pleut sur Santiago” (“Codice 215: Valparaiso non risponde”, 1975) di Helvio Soto, coproduzione franco-bulgara, si avvale di un cast internazionale composto da Bibi Andersson, Riccardo Cucciola, Bernard Frisson, Annie Girardot, Naicho Petrov, Laurent Terzieff, Jean-Louis Trintignant. Pur trattandosi di una coproduzione diretta da un regista esule cileno, inerente proprio il colpo di Stato in Cile del 1973 ai danni di Salvador Allende, si tratta di uno dei prodotti più rilevanti dell’industria cinematografica bulgara.
Altrettanto importante, ma totalmente bulgaro, è “Edinstevenjat svidetel” (“L’ultimo testimone – L’unico testimone”, 1990) di Mikail Pandursky, con Olog Borisov, Livben Ciatalov, Kiril Variiski. Uscito tra i consensi, ed alcuni importanti premi, dalla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, il film narra del disfacimento di ideali della Bulgaria al momento del crollo del muro di Berlino, un momento di liberazione ma anche di sbandamento. Il meccanismo del film, sotto una chiave grottesca, parte da una banale lite in autobus per arrivare a determinare un piccolo ed interessante bilancio della situazione nazionale del momento.
Il frequente ricorso alle coproduzioni è dimostrato da un’altra pellicola di riferimento del cinema bulgaro, ancora una volta insieme con la Francia, e con la partecipazione di capitali spagnoli e russi. Si tratta di “Est – Ouest” (“Est – Ovest, Amore – Libertà”, 2000) di Régis Wargnier, con Sandrine Bonnaire, Catherine Deneuve ed Oleg Menshikov. Candidato agli Oscar, questo film non è noto al pubblico italiano. Tratta ancora delle problematiche relative alla fine del regime comunista. Ma negli anni Settanta era ancora più forte la presenza di coproduzioni nel cinema di Sofia, ricorrendo ai partners di sempre, Francia ed ex URSS, ma anche all’Italia, come nel caso del “Galileo Galilei” della Cavani, de “L’amante di Gramigna” di Lizzani e de “L’amante dell’Orsa Maggiore” di Orsini.
Il cinema bulgaro degli ultimi due decenni passa per un filone monumentale dedicato alla storia bulgara (tutti films della prima metà degli anni Ottanta) per poi dirigersi verso una nuova generazione di registi, formatasi prevalentemente fuori dei confini nazionali: al VGIK di Mosca, all’IDHEC di Parigi, a Praga, a Lodz; si tratta di Georgi Stojanov (““Ptitzi i hrutki” - “Uccelli e cani”, 1970), Georgi Diulgerov (“Doide deniat” - “Venne il giorno”, 1973), Eduard Zakhariev (“Elegia” – “Elegia”, 1982 e “Skupa moia, skupi moi” - “Cara mia, caro mio”, 1985).
. Il numero di pellicole prodotte in un anno è andato gradualmente crescendo, passando dai due dei primi anni Cinquanta (una cifra davvero risibile) agli oltre trenta di oggigiorno. Anche la qualità è andata via via migliorando, sotto l’impulso degli autori impostisi negli ultimi anni. Oltre a quelli menzionati ricordiamo Vasselin Brunev, Plamen Maslarov, Rumyana Petkova, Nikolai Volev.
Tra le fonti documentali:
“Appunti di viaggio cinematografico” di Franco Baccarini, sul n. 32/2002 de “Il filo rosso”;
“Appunti di viaggio cinematografico” di Franco Baccarini, sul n. 33/2002 de “Il filo rosso”;
“Appunti sul rapporto cinema letteratura nell’ultima stagione cinematografica 1994-95” di Franco Baccarini, pubblicato sul n. 19/1995 de “Il filo rosso”;
“Storia del Cinema” (Vol. III) di Goffredo Fofi, Morando Morandini e Gianni Volpi (Garzanti – Milano, 1995);
“Il Dizionario dello Spettacolo”a cura di Felice Cappa e Piero Gelli - Baldini & Castoldi, Milano 1998;
“Libera la gioia - Guida all'Attenzione Annuale 1999-2000”, edito nel 1999 dal Settore Giovani dell’A.C.;
le schede dell’archivio dell’Ass. Cineautori Indipendenti, curate da Franco Baccarini.














