La scuola olandese di fiction dà i primi segnali importanti negli anni Sessanta, grazie soprattutto al regista Fons Rademarkers (“Il coltello”, 1960; “Come due gocce d’acqua”, 1962). Bisogna attendere una decina di anni prima di avere una significativa produzione, seppur più legata alla commercialità rispetto a Rademarkers. Alludo al più noto Paul Verhoeven, nato cinematograficamente con un forte racconto sul tema dell’occupazione, e poi passato al “commerciale”, con avventure e morbose storie d’amore, passando per il popolare “Kitty Tippel”, finendo poi con il preferire il ricco trasferimento negli states dove avrà più soldi, più fama internazionale e perfino più premi (talvolta discutibili), perdendo – però – ogni connotazione nazionale.
Anche in questo caso, passiamo brevemente in rassegna alcuni tra i titoli più significativi della non ricchissima storia della cinematografia olandese, rendendo omaggio anche alla sua “preistoria” documentaristica, con Joris Ivens.
“Pioggia” (“Regen”, Olanda – 1929) di Joris Ivens è un documentario che rappresenta già qualcosa di innovativo, non a caso viene definito dai più un poema cinematografico, ovviamente ancora muto, la cui interpretazione è lasciata completamente allo spettatore, anche per la voluta assenza di didascalie. Originali le scelte delle immagini, gli angoli di ripresa, il montaggio, per quindici minuti che all’epoca non potevano assolutamente definiti come “deja-vu”! Un po’ un Godfrey Reggio ante-litteram. Per trovare un altro documentario degno di annotazione, nonché abbastanza noto internazionalmente, bisogna arrivare al 1972 con “La foresta che vive” (“Ape and Ape Super Ape”, Olanda – 1972) di Bert Haanstra. Molto curata la fotografia di questo mediometraggio dedicato ad un’ampia rassegna che coinvolge continenti diversi ed ogni tipo di animali.
Arriviamo alla produzione di fiction per il cinema con il già citato “Kitty Tippel... quelle notti passate sulla strada” (“Keetje Tippel”, Olanda – 1975) di Paul Verhoeven, con Monique Van De Ven, Andrea Domburg, Hannah De Leeuwe, Ian Blaaser, Eddy Brugman. Tratto da una trilogia di romanzi di Neel Doff, il film è ambientato nella fine dell’Ottocento, ad Amsterdam, dove la giovane Kitty si prostituisce per assoluta necessità. Molto bella, diventa modella per un noto pittore, quindi l’amante di un potente banchiere della capitale. La coraggiosa autrice dei romanzi alla base del film, ha raccontato nelle sue pagine parecchio della sua vita, con qualche rispettabilissima omissione o divagazione qua e là. Il film ebbe seri problemi di censura, poi risolti in tribunale.
“Profondo nero” (“De Aanslag”, Olanda – 1986) di Fons Rademakers, con Derek de Lint, Marc Van Uchelen e Monique Van De Ven, è tratto da un romanzo di Harry Mulisch, ed è ambientato alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Racconta lo strazio di un dodicenne che assiste alla distruzione della sua famiglia. Un attimo per toccare la propria fine con un dito, un’intera vita per ricostruirsi assai faticosamente una posizione e dare un senso alla propria esistenza. Oscar 1988 per il miglior film straniero, un raro riconoscimento ad una cinematografia piuttosto povera, almeno quantitativamente.
Concludiamo con “Character - Bastardo eccellente” (“Karakter”, Olanda – 1997) di Mike Van Diem, con Fedja Van Huêt, Jan Decleir, Betty Schuurman, Bernhard Droog, Tamar Van den Dop, Victor Löw. Ambientato nella prima parte del Novecento, a Rotterdam, il film d’esordio di Van Diem, tratto da un romanzo di Ferdinand Bordewijk, narra di un giovane avvocato, disposto a tutto per potere e per denaro, che viene arrestato per omicidio. Non sarà creduto quasi da nessuno quando si difenderà dicendo di essere il vero figlio della vittima (per quanto non riconosciuto), ma che la vittima si sia uccisa lasciandogli un’eredità inestimabile pare proprio troppo. Caratteri difficili quelli di tutti i principali protagonisti (ma, forse, i veri protagonisti sono il denaro e l’odio), il cui squallore è abilmente sottolineato dalla statica e dalla lentezza che Van Diem pretende dagli attori. Un dramma con tutti gli ingredienti necessari, e con qualche guizzo per distinguersi dagli altri. Peccato soltanto per il fatto che si stia ancora attendendo un’altra prova del genere da parte del giovane regista olandese.














