Una visione Differente

Le schede del cinema europeo: Ungheria

E-mail Stampa PDF

Budapest, capitale dell’Ungheria, nasce dalla fusione di Buda (zona collinare, sulla riva occidentale del Danubio) e Pest (area pianeggiante, sull’altra riva del fiume). Industrie, commercio, turismo, storia, cultura, arte; tutto quello che di più importante riguarda l’Ungheria conduce alla sua capitale.
Una vera e propria scuola cinematografica di Budapest viene fondata, tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, per opera degli stessi autori, per lo più dei registi documentaristi, non essendo ancora del tutto sviluppata un’attività di lungometraggi di “fiction”. Nella capitale ungherese, nel 1958, i giovani autori Sandor Sara e Istvan Gaal fondano lo Studio Cinematografico Sperimentale Béla Balasz, che da semplice circolo di cinefili si trasforma, tre anni dopo, in una vera e propria scuola di cinematografia, alla quale partecipano sin dalla nascita nomi che diventeranno importanti nella storia del cinema magiaro: da Ferenc Kardos a Pal Gabor, da Imre Gyongyossy a Janos Rozsa, ecc. Da notare che l’idea originaria è stata di Istvan Gaal, al ritorno dagli anni di formazione a Roma, al Centro Sperimentale di Cinematografia (oggi Scuola Nazionale di Cinema), proprio di fronte agli studi di Cinecittà, nella periferia est della capitale. Sono anni in cui gli studi di Cinecittà ed il Centro Sperimentale rappresentano il cuore cinematografico mondiale, e Gaal, appena diplomatosi a Roma, porta l’idea della scuola di cinema a Budapest. Lo Studio Balasz, negli anni Settanta, dà vita ad una lunga e fortunata serie di documentari sociologici, di medio e lungometraggio, in un ideale punto di incontro tra documentario e finzione, il che rappresenterà un modello per autori di altre nazionalità. Tale programma arriverà a svilupparsi fino alla metà degli anni Ottanta, quando la potente Mafilm riuscirà a potenziare le capacità produttive del cinema magiaro, grazie anche ai suoi cinque centri produttivi (a Budapest si affiancano Hunnia, Tarsulas, Dialog ed Objectiv), riuscendo a dare alla luce una ventina di film all’anno, oltre ad un buon numero di documentari (di media e breve durata) e di cortometraggi di finzione. Intanto, dal successo di Szabo nel ’66 con “Il padre” in poi, l’Ungheria si impone all’attenzione internazionale, soprattutto proprio grazie a Szabo ed a Jancso, ed a pellicole come quelle che ora ci accingiamo a scorrere insieme.
“Il padre” (“Apa”), del 1966, è firmato da Istvan Szabo. Andrai Balint, Daniel Erdelye e Miklos Gabor sono i protagonisti della storia di un bimbo orfano di padre, che mitizza l’immagine del genitore scomparso fino a quando, ormai adulto, sente la necessità di liberarsi di quella figura immaginaria ed eroica, oramai scomoda. Vuole provare a sé ed agli altri che lui è un uomo e che se c’è un “eroe” che aleggia intorno alla sua vita, questi è proprio lui. E sceglie di imporsi nuotando, in condizioni critiche e per una lunga distanza, sul Danubio.
Del 1968 è, invece, “Silenzio e grido” (“Csend es kialtas”) di Miklos Jancso, con Zoltan Latinovits e Jozsef Madaras. Ambientato nel difficile ultimo dopoguerra in Ungheria, narra delle vicissitudini di un contadino che all’interno della propria fattoria ha nascosto un soldato fuggito dalle fila dei governativi. La moglie e la cognata del contadino si innamorano del giovane, e per lui uccidono il loro familiare. Ma il giovane, onesto, denuncerà le due donne, ben sapendo che questo atto di giustizia gli costerà l’essere scoperto e processato per aver abbandonato le fila dell’esercito di regime. Un poliziotto lo invita a togliersi la vita come unico modo per evitare la fucilazione, offrendogli la pistola che, però, il giovane userà per uccidere lo stesso agente.
“Via dei Pompieri n. 25” (“Tuzolto utca 25”), del 1974, firmato da Istvan Szabo ed interpretato da Rita Békés e Lucana Winicka è la cronaca di una notte di pensieri e di fantasie di un gruppo di abitanti di un palazzone che di lì a pochi giorni dovrà essere abbattuto dalle autorità locali. Pensieri legati alle loro vite trascorse per anni dentro quelle mura, fantasie sulla speranza che la demolizione non avvenga. Il nuovo giorno che nasce spazza via le parole ed i pensieri di tutta la notte.
“Dolce Emma, cara Bobe” (“Edes Emma, droge Bobe”), è sempre di Szabo, ma viene molti anni dopo il film appena citato, più esattamente nel 1992. La pellicola – che vede protagonisti Peter Andorai, Eva Kerees e Johanna Ter Steege – narra la storia di due professoresse di russo che, dopo il crollo dell’impero sovietico, hanno la necessità di passare all’insegnamento della lingua inglese. Non risulterà affatto facile, tanto che Emma finirà con il fare la domestica, mentre Bobe si suiciderà dopo essere entrata in uno squallido giro di droga e sesso. Drammatico disegno del momento di sbandamento e di confusione vissuto dai paesi dell’est europeo dopo il crollo del muro di Berlino.
Uno degli ultimi arrivi in Italia dall’Ungheria è del 2001, ed è una coproduzione che unisce i magiari a Francia, Germania e Gran Bretagna, e si tratta di un cartoon, “Scimmie come noi” (“Le chateau des singes”), firmato dal francese Jean-François Laguionie, caso non isolato che ci indica il tentativo dell’industria cinematografica ungherese di tentare tutte le strade al fine di imporsi, animazione inclusa, anche se quasi sempre attraverso la via della coproduzione. In Italia, il doppiaggio del citato cartoon ha segnato il ritorno insieme di Tullio Solenghi e Massimo Lopez.


Tra le fonti documentali:
“Appunti di viaggio cinematografico” di Franco Baccarini, sul n. 32/2002 de “Il filo rosso”;
“Appunti di viaggio cinematografico” di Franco Baccarini, sul n. 33/2002 de “Il filo rosso”;
“Appunti sul rapporto cinema letteratura nell’ultima stagione cinematografica 1994-95” di Franco Baccarini, pubblicato sul n. 19/1995 de “Il filo rosso”;
“Storia del Cinema” (Vol. III) di Goffredo Fofi, Morando Morandini e Gianni Volpi (Garzanti – Milano, 1995);
“Il Dizionario dello Spettacolo”a cura di Felice Cappa e Piero Gelli - Baldini & Castoldi, Milano 1998;
“Libera la gioia - Guida all'Attenzione Annuale 1999-2000”, edito nel 1999 dal Settore Giovani dell’A.C.;
le schede dell’archivio dell’Ass. Cineautori Indipendenti, curate da Franco Baccarini.


Digg! Reddit! Del.icio.us! Google! Live! Facebook! Technorati! StumbleUpon! MySpace! Yahoo!
 

Aggiungi un commento

Il tuo nome:
Indirizzo email:
Titolo:
Commento:
  La frase di verifica. Solo lettere minuscole senza spazi.
Frase di verifica:

"Il cinema sostituisce ai nostri sguardi
un mondo che si accorda coi nostri desideri."

Andrè Bazin